Decadenza del Cav. Manconi a sorpresa: cari compagni siete ossessionati, sì al voto segreto

Voto segreto o palese sulla decadenza di Berlusconi? È l’ultima trincea di una guerra di religione che il Pd non vuole mollare, a costo di restarne vittima, a rimorchio degli show nudisti dei grillini contro il voto segreto. «Sono totalmente contrario a quanto sostiene il mio capogruppo, Luigi Zanda. Non escludo che si possa cambiare il regolamento (che prevede lo scrutinio segreto, ndr) ma non voglio che si faccia alla vigilia del voto sulla decadenza di Berlusconi da senatore». Parola di Luigi Manconi che, intervistato dal Mattino, contesta duramente la posizione del Pd, «è la prova che non riusciamo a liberarci da questa ossessione». Il senatore democratico si sfila dalla “sua” maggioranza accecata dall’azzeramento del “Cavaliere del Male” e ossessionata dal possibile tradimento in aula. Dubbi nel merito, nel metodo e nella tempistica, spiega Manconi, che non può essere certo accusato di intelligenza con il nemico. «Sulla sorte di un parlamentare, l’assemblea deve esprimersi con il voto segreto, uno dei fondamenti del parlamentarismo democratico e del costituzionalismo moderno».

Insomma il tifo non c’entra, c’entrano il diritto e il buonsenso. E anche un pizzico di coerenza, osserva  Manconi. Non è bello cambiare le regole a partita iniziata, soprattutto dopo aver denunciato per anni gli arbitri venduti e i regolamenti tagliati su misura per “qualcuno”. «Dopo aver tanto tuonato contro le leggi ad personam, non si può cambiare il regolamento contra personam», dice il senatore Pd, «non  penso che un indecente uso delle prerogative parlamentari giustifichi la lesione di un principio». Anche sulle misure di clemenza, tornate alla ribalta con il messaggio di Napolitano, la smania antiberlusconiana sembra ha offuscato le menti di largo del Nazareno. «Se venisse approvato il mio testo – spiega – Berlusconi non  potrebbe godere di eventuali nuovi benefici».

La proposta di legge Manconi, presentata a marzo  in Senato punta a  concedere l’amnistia per tutti i reati commessi entro il 14 marzo 2013 per i quali è stabilita una pena detentiva non superiore a 4 anni, ferme restando alcune esclusioni per i reati connotati da maggiore pericolosità sociale. Le stesse esclusioni sono previste per l’indulto che è concesso  nella misura di 3 anni in linea generale e di 5 per i soli detenuti in gravi condizioni di salute  «Il carcere oggi è un corpo malato, sul quale le terapie ordinarie possono avere effetto solo se si abbassa drasticamente la temperatura. E i provvedimenti di clemenza sono una cura che dà effetti immediati». Ma state tranquilli compagni, rilassatevi – è il consiglio del saggio Manconi – Silvio non c’entra.