Dario Fo si lamenta: «Il Vaticano mi nega il suo palcoscenico». Si chieda il perché…

A stupirsi sono soltanto lui, Dario Fo, e tutto il mondo del cultura progressista, ora a rumore per  la “censura” del Vaticano alla pièce su Franca Rame. «La Santa Sede non ci autorizza a procedere con la rappresentazione del testo di Franca» all’Auditorium Conciliazione: «Hanno dichiarato: “niente palcoscenico per Dario Fo e Franca Rame”», si lamenta lo stesso Fo, affermando che questo gesto spegne la «gioia che Papa Francesco ci sta regalando». Lo scrive  in una lettera aperta che ha dell’incredibile per uno che un giorno sì e l’altro pure della sua carriera ha lanciato bordate di fango contro la Chiesa e che un giorno sì e l’altro pure è stato duramente ricambiato dai quotidiani e settimanali cattolici per i suoi giudizi non troppo moderati, per usare un eufemismo, sulla Chiesa e le sue istituzioni. «L’equilibrio, nella Chiesa, viene dalla gestione di denaro che arriva da luoghi oscuri, come la mafia», è stato il sobrio giudizio espresso in una recente intervista. Un altro, sempre quest’anno: «La Chiesa da una parta ricatta e dall’altra è ricattata. Vive per tenere nascosti gli affari più torbidi e per ignorare i crimini più palesi». Andiamo più indietro nel tempo: «Il Vaticano si prende l’acqua gratis dai tempi di Mussolini e non la paga, possiede il 25% del costruito nella capitale, non pagano le tasse e poi si permettono di inserirsi nella vita degli uomini». Strano che uno così, che non ha certo mai tentato di rendersi simpatico alle gerarchie ecclesiastiche ora cada dalle nuvole e si stupisca di una decisione abbastanza scontata. Anzi stupisce che il Premio Nobel per la letteratura abbia cercato un pulpito così audace vista la sua vena anticlericale mai nascosta. Ma le pretese non sono mai troppe. Scrive Fo: «Exultamus! Abbiamo tutti gridato di gioia per l’apparizione di Papa Francesco. Il fatto è che la sua elezione è qualcosa di davvero straordinario poiché questo Papa è il simbolo eccezionale del rinnovamento della Chiesa». Fin qui le lodi al Papa. «Ma tutti si rendono conto – aggiunge – che in questo contesto il cambiamento è frenato soprattutto dall’interno della Chiesa. Un caso macroscopico – continua Fo – è il divieto della rappresentazione dell’opera teatrale basata sul libro di Franca Rame dal titolo In fuga dal Senato». La megalomania lo porta a vedere nella sua vicenda personale addirittura una lotta all’interno della Chiesa. Poi conclude: « E ciò significa buttare un’ombra lunga e grigia sullo splendore e la gioia che Papa Francesco ci sta regalando». Ma forse Dario Fo pensa che Papa Francesco sia uno sprovveduto?