Cresce nel Pdl la voglia di unità. De Girolamo: «Ora tutti nella stessa squadra»

Il duro colpo assestato al leader del centrodestra dalla votazione in Giunta ha allontanato le divisioni e le fibrillazioni interne al Pdl, che ritrova nuova compattezza, stando alle dichiarazioni del giorno dopo di molti esponenti del partito. Niente divergenze sulla lettura della situazione venutasi a determinare con la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. «Siamo di fronte a una decisione che certamente non rafforza le larghe intese, i nostri elettori vivranno l’espulsione di Berlusconi come una colpa del centrosinistra», dice in un’intervista a Repubblica la vicecapogruppo del Pdl alla Camera Mariastella Gelmini, spiegando che, dopo l’episodio di ieri, protagonista il 5 Stelle Vito Crimi, «ci sono gli estremi» per chiedere l’annullamento del verdetto della Giunta per le elezioni del Senato. Il «comportamento inammissibile di Crimi», spiega l’ex ministro, non sorprende tanto per gli insulti, quanto per «la grave violazione delle regole». Sulla stessa lunghezza d’onda Daniele Capezzone che giudica il voto «non soltanto inaccettabile, ma un precedente infame, che sarà ricordato per decenni, e che segna una pagina buia per la democrazia italiana. Pur di colpire un avversario politico che non è stato battuto nelle urne in modo limpido e aperto – rileva – si è sancita una decisione che sovverte un principio costituzionale (quello della irretroattività delle norme penali), e che toglie rappresentanza istituzionale a milioni di elettori, da oggi declassati a cittadini di serie B. E questa ferita è sulla pelle di tutti, dell’Italia, non solo sulla pelle di chi ha votato per Silvio Berlusconi». Limpida l’analisi del ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, che usa una metafora tattico-calcistica molto efficace: «Io sono convinta che noi dobbiamo giocare all’attacco e credo che si possa fare rimanendo nella stessa squadra» e ricordando che «in fondo siamo tutti un po’ figli di Berlusconi», afferma in un’intervista al Mattino,  aggiungendo che adesso c’è «bisogno di tutti».

Maurizio Gasparri invita ad «approfittare del fine settimana per far lavorare il cervello più che i muscoli», dice, tenendo a mente due priorità. «Primo: garantire che non si faccia scempio della nostra Costituzione e quindi assicurare i diritti e l’agibilità politica di Silvio Berlusconi. Secondo: tenere unito il partito, confrontandoci e discutendo, ma non deludendo i nostri elettori a maggior ragione in una fase in cui e è sempre più vergognoso l’attacco al nostro leader. Rivolgo quindi ancora una volta a tutti l’appello all’unità, valore fondamentale per il quale tutti ci dobbiamo battere». Concorda anche Sandro Bondi sulla «rinnovata unità del partito», che non mette in discussione, ma rimane fermo sul “no” a Letta.