Caso Priebke, polemica fra il Vicariato e il legale: rito funebre in casa e tumulazione nel cimitero tedesco?

Erich Priebke fa discutere più da morto che da vivo. Lo scontro sui suoi funerali è divenuto talmente aspro da rischiare di portare all’estrema decisione di celebrarli in strada a Roma, come ha minacciato il suo legale Paolo Giachini. Una provocazione, senza dubbio, perché mai il prefetto ne darebbe l’autorizzazione, se non altro per motivi di ordine pubblico. E già la comunità ebraica della Capitale si è detta pronta a scendere in piazza se la possibilità di una tomba dell’ex ufficiale delle SS si concretizzasse nella Città Eterna. Il nodo, oltre che di diritto, è anche di ordine pubblico: si temono manifestazioni dell’ultradestra a favore di Priebke in una settimana in cui è mobilitata l’ultrasinistra (con corteo finale sabato a Roma) e in cui si giocherà, sempre nella Capitale ma venerdì, una delicata partita di calcio (Roma-Napoli). In ogni caso il nodo sarà sciolto subito dopo l’esame autoptico, richiesto dal legale per poter dare l’ok alla possibilità di traslare il corpo dall’obitorio. Il Vicariato di Roma ha precisato che le esequie sono state chieste sabato non dai familiari ma da una persona vicina all’avvocato del defunto, e che questi ha rifiutato le esequie in forma privata. «L’autorità ecclesiastica, considerate tutte le circostanze del caso, ha ritenuto – prosegue la nota – che la preghiera per il defunto e il suo affidamento alla misericordia di Dio – finalità proprie della celebrazione delle esequie religiose – dovessero avvenire in strettamente forma privata, cioè nella casa che ospitava le spoglie del defunto. Pertanto, nel rispetto della legge della Chiesa, non è stata negata la preghiera per il defunto, ma è stata decisa una modalità diversa da quella abituale, riservata e discreta. La proposta è stata rifiutata dall’avvocato del signor Priebke». Il quale ha reagito così ai microfoni di “Tutta la città ne parla” su Radio3Rai: «Una grossa fetta del popolo italiano è sconcertata che i diritti religiosi, sanciti nella nostra Costituzione e che una mente umana non diabolica riconosce, vogliano essere negati a una persona defunta. Lo sdegno del popolo italiano, della gente vera, sincera, è profondo, anche nei confronti della Chiesa che sta dimostrando la sua viltà. Il diritto canonico parla di peccatori manifesti, Priebke veniva regolarmente confessato, è stato assolto dal clero, lo accettavano in chiesa fino a pochi mesi fa, adesso non possono tirarsi indietro. Dico solo che lo hanno voluto a Roma per giudicarlo e condannarlo e ora se ne vogliono liberare». Alla fine si fanno strada due ipotesi: la cremazione, come chiesto da alcuni esponenti della comunità ebraica, o la sepoltura nel cimitero tedesco di Pomezia, vicino Roma, come proposto (seppure con disprezzo) dall’ex militare britannico Harry Shindler, dopo un rito funebre in forma privata nell’abitazione dello stesso Priebke. In questo secondo caso, però, il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, si è già detto contrario: «Ho già contattato il referente del cimitero militare tedesco per avere informazioni in merito e, da quello che mi risulta, una tumulazione a Pomezia non sarebbe tecnicamente realizzabile, dal momento che il cimitero tedesco ospita solo militari caduti in guerra».
Nel frattempo, ad alimentare il clima di tensione, un lenzuolo bianco con su scritto “Priebke boia” è comparso alle Fosse Ardeatine, mentre un’altra scritta, “Onore a Priebke”, è spuntata vicino casa sua insieme ad una svastica e poi subito cancellata. Cinque militanti del gruppo di estrema destra “Militia” sono stati fermati in piazza Irnerio perché volevano posare un mazzo di rose rosse sotto casa di Priebke. Infine, fra i tanti commenti e reazioni politiche si distingue quello lasciato su Facebook da Maurizio Marrone, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Torino: «Una rinfrescata alla memoria di quanti si accaniscono su Priebke anche dopo la morte: la rappresaglia alleata era cinque volte più feroce». Ad alcuni interlocutori che esprimevano la loro sorpresa Marrone ha risposto così: «Ho solo prodotto un documento storico. Sono solamente intristito da un Paese imbarbarito che nega esequie funebri che venivano concesse ai tedeschi all’indomani del conflitto». Il post di Marrone è corredato dalla condivisione di una riproduzione fotografica di un manifesto, risalente ai tempi della seconda guerra mondiale: un avviso alla popolazione di una città tedesca occupata dai francesi in cui si legge che «per ogni soldato ucciso da cecchini o partigiani germanici sarebbero stati fucilati cinquanta (cinquanta!) ostaggi».