Buttiglione, dagli studi filosofici al “prendi il seggio e scappa”

Non può filosofeggiare più perché tutte le sue teorie si sono rivelate inconsistenti e dannose per sé e per il suo partito. E allora ha deciso di trasformarsi in uno stratega rischiando di fare la figura del dilettante allo sbaraglio. Nella giornata  più tesa della legislatura dove i colpi di scena si sono succeduti uno dietro l’altro, Rocco Buttiglione se n’è uscito con una frase che non ha niente a che vedere né con il bene del Paese, né con l’esigenza di sanare i conti pubblici ma che risponde solo a una sua esigenza da “orticello”, ovvero come riuscire a prendere i seggi al Parlamento europeo. La priorità non è la vita del governo e neppure la continuità per rimettere a posto i conti pubblici (un tema tanto caro ai centristi, compagni di viaggio di Buttiglione). Ecco dunque che il Professore – o se volete, il filosofo – ha tirato fuori l’idea, mentre – paradosso dei paradossi – tutt’intorno si stava capovolgendo la situazione politica: «Alle elezioni europee occorre andare con una lista comune dell’Udc, Scelta Civica e di quella larga parte del Pdl che si riconosce nel Partito popolare europeo. Quello che non è stato chiarito nelle aule parlamentari forse andrà chiarito fuori dalle aule del Parlamento». Dagli studi di Kant a “prendi il seggio e scappa” il passo è breve. Anche se si è filosofi. Peggio ancora se si è strateghi allo sbaraglio.