Berlusconi si liberi di mestatori e cattivi consiglieri. L’unità del Pdl per il bene di tutti

Scissionisti, dissidenti, fedelissimi, falchi, colombe. Utili parolacce per chi deve spremere la realtà in un prodotto bidimensionale come un lancio d’agenzia o un tweet; un insulto all’intelligenza per chi segue e comprende la politica e sa che non è un teatrino. O almeno non è “solo” un teatrino. E il problema di questi giorni nasce dal fatto che, nel Pdl, hanno avuto troppo spazio quelli che non avendo nulla di “politico” hanno saputo fare solo teatrino. Quello che molti fanno finta di non capire, abituati a raccontare le cose come vorrebbero che fossero e non come sono in realtà, è che quella di ieri non è stata una protesta o una rivolta contro Berlusconi ma contro chi, da troppo tempo, ha preso in ostaggio Berlusconi e l’intero centrodestra trascinandolo verso il baratro. Berlusconi ha le sue indubbie responsabilità – purtroppo comuni in un capo sotto assedio – e in particolare quella di essersi attorniato di persone che gli filtrano la realtà raccontandogli delle favole e mettendogli il veleno nelle orecchie. Queste persone sono le stesse che, utilizzando i giornali come clava per forzare i destini di un partito di milioni di persone, hanno portato agli estremi le incompatibilità tra Berlusconi e Fini provocando la prima tragica crisi del partito che aveva conquistato la più grande e storica maggioranza della storia repubblicana. Sono le stesse che hanno insultato e delegittimato Alfano dal momento in cui Berlusconi lo ha indicato come suo vice e sono le stesse, per dirla tutta, che hanno spinto per l’espulsione e la decimazione degli ex An dalle liste del partito di cui erano cofondatori. La ragione di questa guerra senza esclusione di colpi nei confronti di chiunque sembrasse poter raccogliere il testimone di Berlusconi è ovvia: fare terra bruciata per trovarsi poi da soli – e dopo aver raso tutto al suolo – a prenderne lo scettro. Per una banale e orrenda strategia personalistica e del tutto impolitica, un pugno di persone che si contano sulle dita di una mano hanno “forzato” Berlusconi a immaginare di restare “unico uomo al comando” fino alla morte. Così facendo lo hanno portato al logoramento e all’isolamento. La vicenda che si sta sviluppando nel Pdl può essere riassunta nelle parole di Quagliariello quando dice che “esistono nel Pdl due classi dirigenti incompatibili tra loro e Berlusconi deve fare una scelta”, ma anche nelle dichiarazioni ultime di Formigoni e Cicchitto quando riaffermano che lotteranno fino all’estremo per difendere Berlusconi dal linciaggio giudiziario. Il Pdl si può salvare e così salvare il centrodestra dalla dissoluzione e l’Italia dalla necessità di una rinascita della Balena bianca. Ma gli agenti della disgregazione, quelli che hanno distrutto tutto ciò che Berlusconi ha costruito circuendolo, devono tornare a occuparsi di quello che facevano prima di invadere il campo della politica – che non gli appartiene e che hanno avvelenato – e lasciarlo libero per chi sa fare il suo lavoro per il bene dell’Italia.