Ancora un caso di infanticidio: nel lecchese una mamma africana uccide il figlio di tre anni

Ancora una tragedia consumata tra le pareti domestiche, questa volta in una casa della frazione Novegolo di Abbadia Lariana, piccolo centro di appena tremila abitanti, sulla sponda lecchese del lago di Como. Ancora una madre che uccide suo figlio: erano le tre di notte quando i vicini hanno sentito delle urla e, affacciandosi alle finestre, hanno poi visto il padre del piccolo, disperato con il bimbo in braccio. A quel punto è scattato l’allarme. Il bambino, di appena tre anni, è stato colpito a morte, a quanto si apprende finora, in un raptus di follia della mamma, che ha infierito sul piccolo a coltellate, inveendo con numerosi fendenti. Il bambino è stato soccorso dai volontari del 118 e trasportato d’urgenza in ambulanza all’ospedale di Lecco, ma ogni tentativo di salvarlo è risultato vano: i medici non hanno potuto fare nulla. Ora i carabinieri del comando provinciale di Lecco, che hanno preso in consegna la madre della giovanissima vittima, stanno cercando di ricostruire ogni singola fase dell’accaduto. La donna, originaria della Costa d’Avorio, sposata con un artigiano quarantenne di Mandello del Lario, era diventata mamma per la seconda volta di una bambina solo pochi mesi fa, e in paese viene descritta come una persona che fino a ieri non aveva dato adito a preoccupazioni, e che veniva notata anzi per la cura che riservava ai due figlioletti. Cosa sia scattato allora nella sua mente da portarla ad uccidere il bambino è ancora da stabilire: di certo sconcerta e desta allarme questo ennesimo dramma, e che sia conseguenza di una rabbia che acceca; il tragico epilogo di odi e risentimenti familiari; che sia l’esito di scompensi affettivi o frutto avvelenato della follia killer, poco importa. Che venga etichettato da psicologi e sociologi come la “solitudine di Medea”, o ancor più frequentemente, letto con la lente medica delle crisi depressive e degli squilibri neurologici, fatto sta che la cronaca degli ultimi anni registra dolorosamente, a suon di piccole vittime inermi e ignare, il ribaltamento verticale dell’istinto materno in istinto omicida. Un fenomeno, quello del figlicidio, che dal caso di Annamaria Franzoni – che ha risvegliato e allertato l’opinione pubblica su questa atroce realtà, complice anche una debordante attenzione mediatica riservata a protagonisti e vittime della vicenda – sembra aver registrato un’amara recrudescenza, purtroppo confermata dal continuo allungarsi del lungo elenco di giovani vite spezzate. Un elenco che, nell’accomunare tristemente i più diversi paesi del mondo, e le più disparate classi sociali, aggiorna drammaticamente cifre e numeri di una macabra casistica. Riacutizzando, ad ogni efferato episodio, uno sconcerto difficile da argomentare, impossibile da giustificare.