Anche i radical chic piangono miseria: i Ripa di Meana si considerano poveri con 12 mila euro al mese

La sensibilità sociale di Carlo e Marina Ripa di Meana è paragonabile a quella, mutatis mutandis, che poteva avere Maria Antonietta di Francia nel tempo che precedette la Rivoluzione: «Non hanno pane? Che mangino brioche!». Nell’anno di grazia 2013 e in una Italia attraversata dalla crisi economica più grave  e più lunga dal dopoguerra ad oggi,  la rinomata coppia di vip radical chic frigna così in una intervista a Quinta Colonna su Retequattro: «Dodicimila euro al mese? Troppo pochi per mandare avanti una famiglia!». Tanto i Ripa di Meana dichiarano di percepire sommando i rispettivi vitalizi. Tutto male Madama la Marchesa! «Anche per noi la vita è cambiata con la crisi». E già, la crisi fa piangere anche i vip. Qual è il segno più grave di questo, per  loro inedito, stato di “indigenza”? «Non abbiamo più la Mercedes». Poveracci, pensate che disgrazia! Se continua così,  tra un po’ saranno sicuramente costretti a rivelgersi alla mensa della Charitas.

Non pensate però che i Ripa di Meana siano un’eccezione tanta rara. A dispetto della crisi, l’Italia continua a essere popolata da gente che mantiene un rapporto piuttosto stravagante con la realtà. Così ad esempio apprendiamo che il posto di direttore generale della Regione Friuli – Venezia Giulia è vacante da 35 giorni. Il motivo? Non si riesce a trovare un dirigente pubblico con l’adeguata professionalità e la necessaria esperienza disposto a ricoprire l’incarico per 180 mila euro lordi all’anno, cifra che equivale più o meno a circa sete-ottomila euro netti al mese.

Se la classe dirigente italiana la pensa così, se vive in un pianeta diverso dalla Terra. allora non ci dobbiamo stupire delle autentiche aberrazioni politico giuridiche che avvengono in Italia. E sì, perché il senso alterato della realtà li porta a considerare alto  solo il “loro”  carovita e a considerare  “poveri”  quelli della propria “casta” che guadagnano diecimila euro netti al mese. Mentre invece, quando si tratta di imporre l’ennesimo sacrificio ai noi poveri “terrestri”, lorsignori considerano  “ricchi” – e quindi non meritevoli di agevolazioni–  i comuni mortali che riescono a malapena a stare sulla linea di galleggiamento. Non si spiegherebbe altrimenti, ad esempio, perché  vengano considerati percettori di pensioni “alte” coloro che ricevono dall’Inps 3000 euro lordi al mese (e sono quindi esclusi dalle rivalutazioni agganciate all’aumento del costo della vita) . Vale la pena ricordare che 3000 euro lordi  vogliono dire , all’incirca, 1700-1800 euro. Ecco una delle tante bizzarrie italiane: ci si può sentire poveri con 12 mila euro al mese e si considerano “ricchi” i pensionati che percepiscono sei volte di meno. Molti dei quali pensionati, avendo magari i trigliceridi alti, non si possono nemmeno consolare con le brioches.