Alla ricerca di un nuovo centrodestra: «Nessuno si illuda di tirare a campare»

Dopo il terremoto nel Pdl e nel governo, le prese di posizione di Berlusconi, l’annuncio di vertici decisivi per ridisegnare il centrodestra, il dibattito si fa sempre più intenso. Si moltiplicano le iniziative e le manifestazioni, sia degli esponenti del Pdl  sia di Fratelli d’Italia. Il futuro va ridisegnato. «È importante riconquistare ciò che è stato strappato alla politica italiana nei decenni – ha detto Fabio Rampelli intervenendo a “Italia 3.o”, la convention di Farfa. «La nostra è stata una economia vera, capace di produrre. Poi c’è stata la fase di prevalenza dell’economia. Ora bisogna recuperare la politica come arte nobile, metterla al centro per evitare che qualcuno gestisca i processi sopra le nostre teste». La legge di stabilità – ha aggiunto – «rappresenta l’incapacità del governo di prendersi le sue responsabilità durante il disastro. Un governo di larghe intese, proprio per la sua ampia maggioranza, avrebbe potuto infilare il bisturi più profondamente. Invece abbiamo tirato a campare, come con il governo Monti. Non c’è nella legge di stabilità la volontà di affrontare i nodi del Paese, si mettono in tasca ai cittadini 14 euro al mese, ma il dato numerico non è rilevante: si preferisce ancora una volta, invece che prendere il toro per le corna, fare demagogia». Ignazio La Russa, invece, durante l’incontro “Officina per l’Italia”, ha insistito sulla necessità di costruire un nuovo centrodestra: «Sono gli altri che devono interrogarsi se vogliono stare con la sinistra o essere alternativi alla sinistra. Noi non abbiamo mai cambiato di un centimetro il nostro percorso. Casini, invece, non so con chi è e dove è, Monti litiga con i suoi. Noi vogliamo un centrodestra mai con la sinistra, diciamo no ai governi di larghe intese e alle ammucchiate. Vogliamo che i leader siano scelti dalla gente con le primarie e riteniamo che al centro della nostra politica debba esserci insieme alla crescita, l’identità e la sovranità nazionale».

«È bene – ha detto invece Maurizio Gasparri – sgombrare il campo da equivoci. Il Consiglio nazionale dell’8 dicembre può decidere che il Pdl diventi Forza Italia, secondo la proposta dell’ufficio di presidenza, o potrebbe non deciderlo. Ma una cosa è certa. Non potranno esistere contemporaneamente Forza Italia e Pdl, né a causa di inimmaginabili decisioni consensuali né a causa di forzature illegali. Se qualcuno – ha aggiunto – chiunque fosse, immaginasse di dar luogo a soluzioni confuse in contrasto con statuti, leggi, logica politica si troverebbe di fronte a un gigantesco conflitto politico ma anche legale che in tanti saremmo pronti ad alimentare. Poiché è bene non aggiungere alle vicende politiche, già fin troppo complesse, diatribe giudiziarie, è bene parlare chiaro fin d’ora. Queste mie considerazioni non sono contro questa o quella parte. Ma ci riguardano tutti. Ragione di più per cercare soluzioni unitarie, perché si possono vincere o perdere sfide politiche, ma non si può finire in una guerra dei Roses in tribunale».

«All’interno del nostro partito – ha sottolineato Barbara Saltamartini – c’è un dibattito che deve proseguire per definire insieme a Berlusconi il partito che tutti insieme vogliamo costruire. E da questo punto di vista sono contraria a qualsiasi forma di scissione che di fatto indebolirebbe la costruzione di un grande partito di centrodestra nettamente alternativo alla sinistra, europeista, bipolare e in grado di ampliare i propri consensi ben distante da qualsiasi ipotesi neocentrista».