Alfano alla Ue: «Sull’immigrazione serve un piano di salvataggio sicuro». Domani Barroso a Lampedusa

«Una grande operazione Frontex per il “salvataggio sicuro” da Cipro alla Spagna». A chiederla oggi, di fronte al Consiglio Ue per gli Affari interni che si tiene a Lussemburgo, sarà il Commissario europeo Cecilia Malmstorm. Il “governo” europeo accoglie, dunque, le richieste avanzate dall’Italia.

Angelino Alfano, anche lui a Lussemburgo per la riunione europea, le aveva ribadite nuovamente stamattina: «Ci vuole un piano d’azione europeo. L’Ue si deve impegnare di più nel salvataggio di vite umane», ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno italiano, aggiungendo che «noi siamo in mezzo al Mediterraneo, abbiamo salvato migliaia e migliaia di persone, adesso chiediamo che l’Ue dia una mano col rafforzamento del controllo delle frontiere». «Frontex deve schierare meglio aerei e navi, nel Mediterraneo centrale e quindi davanti all’Italia, e chiediamo che venga fatto un piano europeo concreto», ha aggiunto Alfano, chiarendo che servono anche aiuti economici per il post-sbarco.

Oltre alla Malmstorm sulla questione è intervenuto anche il portavoce del presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, spiegando che, se le leggi sull’immigrazione sono «di competenza nazionale», sugli sbarchi «l’Europa deve fare qualcosa, assicurandosi che i Paesi sotto pressione ricevano la solidarietà di tutta la Ue». Si tratta di un’urgenza: oggi, al largo delle coste siciliane, sono stati salvati ulteriori 141 immigrati, che si aggiungono ai 250 salvati ieri e ora sbarcati a Catania.

Oltre alla risposta politica la Commissione ha deciso di mettere in campo anche un gesto simbolico molto forte: domani sia Barroso sia la Malmstorm, saranno a Lampedusa, insieme ad Alfano e al premier Enrico Letta.

La notizia è arrivata stamattina, proprio mentre la Procura di Agrigento faceva sapere di aver arrestato il presunto scafista della tragedia di Lampedusa della scorsa settimana, le cui vittime accertate aumentano di ora in ora: il numero ufficiale dei morti è ormai arrivato a 250.

L’uomo fermato è un un tunisino di 35 anni, che i testimoni hanno indicato come il «comandante» del barcone. È indagato per omicidio volontario plurimo e naufragio, ma nei prossimi giorni potrebbe essere indagato anche per tratta di esseri umani. I Pm, infatti, stanno valutando la possibilità di contestare questo tipo di reato anche agli scafisti e, di conseguenza, di trasferire l’inchiesta dalla Procura di Agrigento alla Dda di Palermo. Un altro reato non ancora contestato, ma al vaglio degli inquirenti è quello di incendio. Secondo i testimoni, infatti, il tunisino avrebbe avuto un ruolo nell’esplosione delle fiamme che, è la ricostruzione dei sopravvissuti, dovevano servire a far notare la nave alle autorità italiane, affinché la portassero a Lampedusa.

I testimoni hanno riferito dettagli anche su come sia stato organizzato questo viaggio di morte. Hanno raccontato di essere partiti da Tripoli e di essere stati trasferiti in un porto, su cassoni di camion telati chiusi. Da lì, tramite piccole barche, sono arrivati sulla nave che li attendeva al largo e che poi è naufragata al largo di Lampedusa. Vi si trovavano in cinquecento, stipati su tre livelli, tanto da non potersi muovere. Un calvario che, per i sopravvissuti, ancora prosegue: le condizioni di vita nel centro d’accoglienza, già difficili, si sono fatte insostenibili con l’arrivo della pioggia e oggi hanno provocato anche l’esplosione di proteste e momenti di tensione.