Afghanistan, ottocento militari tornano a casa: chiusa la base di Farah

I militari italiani lasciano definitivamente la base avanzata “Dimonios” di Farah. Domenica è stato sancito il definitivo passaggio della responsabilità della sicurezza agli afgani con una cerimonia che segna anche l’inizio del rientro in Italia di ottocento uomini, parte del ridimensionamento del dispositivo del contingente nazionale che proseguirà fino alla fine del 2014, come stabilito dalla Nato. I bersaglieri del sesto reggimento di Trapani hanno consegnato nelle mani del governatore della Provincia di Farah le “chiavi” della base, che sarà la sede di un battaglione operativo (kandak) del 207esimo corpo d’armata dell’esercito afgano. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il governatore di Farah Mohammad Omar Sherzad, il generale Michele Pellegrino, comandante del Regional Command West (il comando multinazionale a guida italiana e su base brigata meccanizzata Aosta), il colonnello Mauro Sindoni, ultimo comandante della base “Dimonios” e del sesto reggimento bersaglieri. Il generale Pellegrino, rivolgendosi alle autorità afgane, ha parlato di «missione compiuta: sempre al vostro fianco». «La transizione è un processo graduale e delicato – hanno spiegato al comando del contingente italiano – che tiene conto delle condizioni economiche, sociali e di sicurezza dei singoli distretti di ciascuna provincia dell’Afghanistan e che, a Farah, ha avuto il proprio apice a giugno di quest’anno con il passaggio della leadership alle autorità locali in ogni distretto». La cerimonia si è svolta congiuntamente a quella di chiusura del Prt (il Team di ricostruzione provinciale) americano che dal 2004 ha operato a Farah, svolgendo attività volte a facilitare lo sviluppo dell’economia e a favorire il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Il generale Pellegrino, dopo aver ricordato il lungo percorso della transizione che ha visto purtroppo anche molti caduti, sia della coalizione internazionale sia dell’esercito afgano, ha parlato di «rapporti consolidati di reciproco rispetto maturati nel tempo con i colleghi afgani». Ha quindi ringraziato nella lingua locale tutti gli afgani, per aver lavorato in questi anni assieme “shona ba shona”, cioè fianco a fianco. Durante questo ultimo mandato la task force italiana ha svolto 106 pattuglie, 30 scorte a convogli, 33 operazioni per rendere sicuri e percorribili gli itinerari dell’area di responsabilità, 34 operazioni di scoperta e neutralizzazione di ordigni, oltre a numerose attività congiunte con esercito e polizia afgana.