Addio a Georges Descrières, l’Arsenio Lupin televisivo rubacuori e ladro gentiluomo

Sorriso sornione, atteggiamento compassato, temperamento flemmatico. E poi, cilindro, bastone e l’immancabile monocolo a sottolineare quel non so che di artificioso nel suo impeccabile aspetto. Ci piace ricordarlo così, Georges Descrieres, l’attore francese noto per aver interpretato Arsenio Lupin nella celebre serie tv degli anni Settanta, scomparso domenica a Cannes a 83 anni, ma scolpito per sempre nell’immaginario collettivo grazie a quell’indimenticabile maschera di ladro genitluomo, a cui l’attore francese ha dato vita e corpo ridisegnando per il piccolo schermo il ritratto irresistibile di un bandito charmante, a metà strada tra 007 e Robin Hood. Un interprete nel senso più tradizionale del termine, Georges Descrières (il cui vero nome cognome era Bergé); un professionista che ha imparato a destreggiare talento e mestiere sul palcoscenico teatrale; un decano della Comedie Francaise che, in nome di una poliedricità dimostrata sul campo, ha saputo anche declinarsi al linguaggio televisivo e coniugarsi al sistema hollywoodiano: e allora, due primi premi vinti al Conservatorio e un diploma in arte drammatica alle spalle, l’attore francese è stato interprete di teatro, in numerose pièce, e protagonista sul set, in Sexy girl accanto a Brigitte Bardot, e in Due per la strada di Stanley Donen, con Audrey Hepburn. E se sulle tavole del palcoscenico ha portato un indimenticato conte d’Almaviva ne Le nozze di Figaro, oltre ad essere stato protagonista del Cyrano, prima, e di tanti classici greci, poi, al cinema ha esordito con Il Rosso e il Nero, diretto da Claude Autant-Lara, per passare poi a prestare volto e mimica di maniera ad un originale Athos ne I tre moschettieri di Bernard Borderie. E anche se, a dispetto dei casi appena citati, più spesso grande caratterista che protagonista principale, Descrières ha recitato comunque al fianco delle star, facendosi opportunamente vanto – in più di un’occasione – di aver battuto la concorrenza di Jean-Paul Belmondo, Jean Rochefort e Jean Piat per arrivare a interpretare quello che sarebbe diventato il personaggio di una vita, una delle intramontabili maschere di sempre: Arsenio Lupin. Un sigillo di garanzia autoriale e un marchio istrionico che, nonostante il blasone e l’ecletticità del suo curriculum, avrebbe segnato l’attore francese in maniera indelebile, per cui da subito, e ancora oggi, il suo nome evoca astuzia e charme di quel ladro galantuomo, a suo modo giustiziere, nato dalla fantasia dello scrittore Maurice Leblanc e sdoganato al più vasto pubblico televisivo con la diffusione della serie di Arsenio Lupin in Italia, in onda sul secondo canale nazionale dal ’71 al ’74. «All’epoca in cui quegli episodi venivano trasmessi in tv – raccontò anni fa lo stesso Descrieres – ricevevo lettere di uomini e donne che mi chiedevano di intervenire, di fare qualcosa perché venisse loro pagata la pensione. Come se davvero fossi il ladro-giustiziere Lupin». L’ennesima conferma di una credibilità attoriale e di una simbiosi con quel personaggio appartenute in passato solo a Charlie Chaplin e pochissimi altri. D’altro canto lui, che nel 1968 aveva ricevuto il premio dell’ “eleganza maschile”, era davvero un tutt’uno col suo alter ego catodico, tanto che, dopo l’epopea di Lupin, si ritirò nel sud della Francia, andando a creare e dirigere il Conservatorio del teatro di Grasse, privilegiando, da quel momento in poi, un lavoro dietro le quinte. Fino ad oggi: giorno in cui il sipario cala per sempre.