“Abbiamo un’altra banca?”. Dopo la storia del Monte Paschi il Pd assapora la Carige

Non c’è solo il Monte dei Paschi di Siena. In Liguria c’è un’altra banca che fa gola al Pd: la Carige. Una banca che in questi giorni è in piena fibrillazione: deve presentare il piano industriale, impostare l’aumento di capitale da 800 milioni e trovare un amministratore delegato, come chiesto da Banca d’ Italia. La Fondazione deve rinnovare i vertici. Si aprono dunque le consultazioni per scegliere le persone da inserire nel nuovo Cda, e appare stretto l’intreccio di questa partita con la sorte del presidente Flavio Repetto sfiduciato da diciassette consiglieri. Una situazione che tiene il Pd col fiato sospeso. «In fondazione Carige – ha detto il presidente della Liguria, Claudio Burlando – è in atto una guerra tra bande, ma se passerà una linea di ragionevolezza ci dovremo rivedere con gli enti di indirizzo per trovare per il Cda dieci persone di altissimo profilo. Se hanno già deciso di sostituire Repetto – ha detto Burlando – e hanno già scelto il sostituto, allora in quel caso non ci vengano a cercare». Un allarme che la dice lunga sull’interesse che il Pd ha nei confronti della banca e che non passa inosservato al Pdl. Sulla vicenda Carige, Burlando e l’assessore regionale alle Infrastrutture Raffaella Paita «si sono comportati come Piero Fassino in occasione del tentativo di scalata Unipol a Bnl: insomma, abbiamo una banca?», hanno osservato il capogruppo Pdl in Consiglio regionale, Marco Melgrati e il vicepresidente dell’assemblea Luigi Morgillo. «I tempi cambiano, le abitudini no – sostengono i due esponenti del Pdl – La storia di Burlando e Paita che si interessano così da vicino dei destini di Carige è la storia della sinistra che vuole mangiarsi in un sol boccone la banca dei liguri trasformando definitivamente la Liguria in Toscana, dove il legame tra la banca del territorio, il Monte dei Paschi di Siena, e il Pci-Ds-Pd ha combinato i disastri, i drammi e le rovine che conosciamo tutti».