800mila dipendenti statali restano senza stipendio, non è la Grecia ma l’America di Obama

Circa 800mila lavoratori statali non riceveranno più lo stipendio, ci sarà la chiusura di musei, degli sportelli ministeriali e persino dei parchi. Uno scenario catastrofico che non riguarda la Grecia o una nazione del terzo mondo, ma l’America di Barack Obama. La fine del finanziamento dello Stato federale è scattata un minuto dopo la mezzanotte del 1 ottobre ora di Washington, quando in Italia sono appena passate le 6 di mattina. Il blocco dei fondi è arrivato dopo il mancato accordo tra il Congresso e il presidente Usa. Nel braccio di ferro tra Obama e i repubblicani sul finanziamento della macchina statale, a farne le spese saranno prima di tutto i cittadini americani. Il partito repubblicano, che ha la maggioranza alla Camera, aveva proposto il via libera ai fondi a patto che si ritardasse di un anno l’entrata in vigore della controversa riforma sanitaria che renderà le cure sanitarie gratuite per oltre 35 milioni di cittadini. Una nuova spesa particolarmente ingente per le casse dello Stato per le quali Obama non ha trovato adeguata copertura. Ma la cosiddetta Obamacare è stata la carta elettorale vincente del Partito democratico, soprattutto per i ceti più disagiati e su questo punto uno stop avrebbe costituito un danno di immagine alla Casa bianca. Obama ha tenuto il punto, ma la conseguenza è stata disastrosa.

La chiusura dello Stato federale sarà un durissimo colpo per l’economia Usa e mondiale che rischia di minacciare i timidi segnali di ripresa dall’ultima crisi finanziaria, la peggiore da tempi della Grande recessione. Il precedente shutdown risaliva a 17 anni fa, durò oltre quasi un mese e costo’ 2 miliardi di dollari alle casse dello Stato. Stavolta metterà in pericolo il lavoro di circa ottocentomila lavoratori statali con conseguenze drammatiche per settori cruciali, soprattutto a Washington, come ad esempio il turismo.