Voto segreto, nuovo incubo (e barzelletta) del Pd. Spunta la tecnica del “dito sinistro” per smascherare i traditori…

Adesso la grande paura del Pd è il voto segreto dell’aula sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Lo spettro dei “franchi tiratori” incombe, come ricordano bene nel Partito democratico dopo l’esito tragicomico delle elezioni per il Quirinale, con Franco Marini e Romano Prodi impallinati dagli stessi compagni di partito. C’è chi ipotizza addirittura un voto pro-Berlusconi dei grillini ai quali la permanenza del Cavaliere in Parlamento gioverebbe più della sua decadenza. Davanti a un possibile scenario che vede un voto a sorpresa, nel Pd si sono scatenati con le trovate più strampalate per rendere meno segreto possibile il voto segreto. L’ultima proposta choc arriva da Miguel Gotor, spin doctor di Bersani alle ultime politiche. Considerato dai suoi rivali, il consulente capace nell'”impresa” di far perdere il Pd alle elezioni. La proposta in sè, ha del surreale. Costringere i parlamentari del partito a mettere solo l’indice sinistro nella buca del proprio scranno.

Lo ha spiegato con solenne precisione il quotidiano del Pd, Europa: «Se nella buca invece di più dita se ne mette uno solo, l’indice sinistro, il dito e il tasto del “sì” vengono a trovarsi in perfetta corrispondenza: e perciò i traditori non possono fare i loro giochi. La legge Severino sarebbe salva. E Grillo sarebbe fregato». Già, perché il grande incubo (e il grande scudo dei democrat) è quello dei grillini sedotti dall’idea realizzata in passato dalla Lega. Nel 1993 votarono contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi, facendo ricadere la colpa su Dc, Psi e Ds.

In attesa del voto dell’aula, nella conferenza dei capigruppo del Senato di questa mattina il presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso avrebbe provato a “sondare” i vertici dei gruppi parlamentari per vedere cosa ne pensassero di una possibile convocazione della Giunta per il Regolamento richiesta dal Movimento 5 Stelle per evitare che sul caso Berlusconi si voti in Aula con il voto segreto. Il vicepresidente del Pdl Giuseppe Esposito avrebbe detto che, forse «per stemperare il clima» nella maggioranza sarebbe stato meglio aspettare un po’ prima di prendere una decisione in questo senso. Mentre il capogruppo di Gal (dove sono confluiti senatori eletti in Pdl, Lega e gli autonomisti di Lombardo) Mario Ferrara avrebbe lanciato una sorta di provocazione: «Noi potremmo anche essere d’accordo – avrebbe detto il senatore – ma se si dovesse rimettere mano al Regolamento in materia di voto segreto allora vorremmo che fosse voto palese sempre, non solo nel caso in cui ci si pronunci sulla decadenza dal mandato di parlamentare, ma anche quando si tratti di eleggere i presidenti della Repubblica e del Senato». Ma a questo “rilancio” di Ferrara nessuno avrebbe più preso la parola sul tema.