Un’altra tegola sul Pd. Il rapper Moreno snobba la festa di Genova: vado solo per suonare, con quelli non c’entro…

Il suo tour si  chiama “Confusione” e forse è già un indizio. Il golden boy del rap, Moreno, vincitore dell’ultima edizione di Amici, prende le distanze dalla festa del Pd di Genova che lo ha invitato a chiudere la kermesse, subito dopo l’intervento di Epifani. Ci sarà o non ci sarà? Suono a Genova ma con la festa del Pd non c’entro nulla, dice scatenando le reazioni della rete che lancia frecciate velenose tanto alla festa dem che al rapper. “Se uno come Moreno schifa la festa di Genova vuole dire che il Pd ha veramente toccato il fondo”. “Ma che c’entra Moreno con la musica?”; “Sputa sul partito, che voglia candidarsi anche lui alla segreteria?”. Intervistato da Repubblica, alla vigilia dello “scandalo” il cantante (non chiamatelo artista, protestano i compagni) chiarisce che il suo concerto e la kermesse  sono due cose distinte,  «la festa dell’Unità è alla Foce, io sono al Porto antico, ci vogliono due autobus per andare da una all’altra». Io – dice il rapper genovese doc, figlio di operai – vado al concerto di Moreno, cioè al mio show». Viene da chiedersi dove sono finite le feste di una volta. Dove sono i Guccini, i De Gregori, i Vecchioni, dov’è la buona coscienza dei cantautori che avrebbe dovuto salvare la politica. Ma questa è un’altra storia. Il pop disimpegnato  ha via via soppiantato le note pensose e pensanti.

Lo scorso anno,  insieme a Luca Carboni e agli Stadio, si esibì Pierdavide Carone, un altro emergente della scuderia di Maria De Filippi per omaggiare Lucio Dalla. L’ex parrucchiere da tre mesi in cima alla classifica con la canzone “Stecca” ci tiene a rivendicare che lui con le camarille della politica non c’azzecca niente. «Non si sente sotto nessun cappello, posso ringraziare, ma un concerto nella mia città l’avrei fatto comunque». La polemica era iniziata nell’afa di agosto con i militanti smarriti dal ricordo fresco dell’esibizione del rapper sul palco di Amici proprio nella puntata in cui Matteo Renzi si presentò nella studio con un giubbino di pelle alla Fonzie, guadagnandosi l’ironia “dei nemici” e l’appellativo di Renzie. Tra applausometri implacabili, derby oratori tra big, astri nascenti ed ex segretari, crisi di identità e sgambetti interni, l’outing di Moreno è l’ultima tegola sulla testa dei democratici alle prese con le fibrillazioni precongressuali. Magari solo una “stecca” degli organizzatori. Ma che ha fatto rumore, appannando l’immagine già sfilacciata del partito e disorientando la base dall’acre sapore militante che rimpiange gli Inti-Ilimani e i panini con la porchetta.