Un colpo a Renzi e uno a Berlusconi. Così Epifani prova a rimandare a dicembre il congresso dei veleni

Dopo la prima, sofferta giornata di assemblea del Pd sono un po’ tutti concordi nel ritenere che i pericoli maggiori per il governo vengano proprio da lì, da quel covo di correnti e veleni che risponde al nome di partito Democratico, dove l’area che fa riferimento a Pierluigi Bersani tenta di sbarrare la strada della segreteria a Matteo Renzi. Guglielmo Epifani oggi ha proposto di celebrare il congresso l’8 dicembre: a suo avviso l’obiettivo deve essere quello di rafforzare l’identità del Pd e creare una guida forte che riduca il peso delle correnti.  È il tentativo di dare fiato al governo Letta e cucinare a fuoco lento Renzi, che non a caso s’è seduto polemicamente in ultima fila e pare intenzionato a una replica alquanto velenosa. Secondo Epifani e Bersani la nuova guida del Pd deve lavorare alla ricostruzione del partito e non alla conquista di palazzo Chigi e i ruoli vanno separati. Di tutt’altro avviso il sindaco di Firenze mentre Enrico Letta si è sganciato da questo dibattito che rischia di invischiarlo nelle sabbie mobili delle lotte congressuali, annunciando che assisterà ai lavori dell’assemblea da osservatore esterno.  Ma è chiaro che se vincerà la linea del sindaco di Firenze, sostenitore della vocazione maggioritaria, tutta l’impalcatura delle larghe intese sarà a rischio. Insomma, come ha lasciato capire indirettamente più volte Letta, l’instabilità soffia soprattutto a sinistra. «Propongo di fissare la data del congresso l’8 dicembre», ha annnunciato il segretario del Pd Guglielmo Epifani parlando all’assemblea e specificando che si tratta solo di una proposta, visto che l’indizione spetta alla presidenza. Sul fronte politico nazionale, Epifani ha spiegato «che non è sufficiente la responsabilità di uno solo», con riferimento polemico al centrodestra. «Non siamo disponibili – ha ammonito – a rivedere lo stesso film dell’ultima parte del governo Monti. C’è un limite – ha concluso – al trasformismo e all’opportunismo». Secondo Epifani, il tema della pacificazione non ha fondamento. «Tutto il mondo civile non fa altro che applicare le sentenze della magistratura». E al Cavaliere ricorda: «Il Pd è il primo partito italiano e pretende rispetto». Un altro passaggio è dedicato al tema delle tasse: «Troverei fortemente, fortemente sbagliato che dopo aver tolto l’Imu, tu vada ad aumentare l’iva che va ad incidere sui ceti popolari, non si può fare passare il Pd per il partito delle tasse. Casomai – corregge il segretario – del fisco giusto ed equo».

E Renzi? Come a scuola s’è seduto dietro. E a chi gli chiedeva un commento sulla data del congresso del Pd, ha risposto: «Non parlo. Per noi lettiani ha parlato Sanna», un suo fedelissimo. Un’altra battuta Renzi la concede sulla citazione del personaggio del carosello Jo Condor fatta ieri dal premier Enrico letta. «La mia generazione era convinta che il nome fosse Giocondo. Eravamo convinti che Letta avesse detto Giocondo». Non concede molto di più, il sindaco di Firenze che annuncia che domani prenderà la parola in assemblea. Poi va via in moto…