Torna Atreju. Ci sarà il “processo” alla giustizia con Travaglio e quello all’Europa con Marine Le Pen

Dall’11 al 15 settembre torna al Parco del Celio Atreju, «che non è un pastore sardo»,  scherza Giorgia Meloni storica patron della più grande manifestazione giovanile d’Italia, «ma il protagonista della “Storia infinita” che combatte contro le forze del Nulla». Cinque giorni densi di dibattiti, ring, “processi”, musica, caffè letterari per la kemesse giunta alla quindicesima edizione, che nel corso degli gli anni ha di fatto aperto la stagione politica italiana per i temi proposti e la partecipazione dei big di tutti gli schieramenti. Nata nel 1998 per iniziativa di Azione Giovani («l’organizzazione giovanile di An, l’unica realtà insieme al Secolo d’Italia, sopravvissuta a quella esperienza», puntualizza l’ex ministro), è interamente pensata e realizzata da giovani volontari che hanno rinunciato alle vacanze per costruire materialmente il palcoscenico sul quale «si muoverà il meglio della politica e dell’attualità italiana».

Quest’anno la manifestazione è intitolata «La terza guerra», ma l’incendio siriano non c’entra: è il terzo conflitto globale che si sta combattendo sul terreno della finanza, «non più eserciti e divise militari ma centri finanziari, divise monetarie e agenzie di rating che si stanno contendendo il mondo», spiega l’ex ministro della Gioventù. Ed è proprio lo scontro tra finanza forte ed economia debole il dibattito clou con Zanonato, Crosetto, Squinzi, Malavasi e Sallusti. Quest’anno esordiscono i processi: processiamo le istituzioni con dibattiti stringenti – dice la Meloni – con accusa, difesa e testimoni. Quattro gli imputati: Europa (mercoledì, con la partecipazione di Marine Le Pen e Giulio Tremonti), famiglia (giovedì, con Ritanna Armeni e Gennaro Sangiuliano),  finanza (sabato, con Oscar Giannino, Marcello de Angelis, Massimo Corsaro). Da non perdere, venerdì, il processo alla giustizia italiana con Marco Travaglio (difesa) e Filippo Facci (accusa), e il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, tra i testimoni. Incerta, ma tutta da verificare, la partecipazione di Berlusconi come “teste”.

Festa di parte, ma non di partito. Atreju è da sempre uno spazio libero, anticonformista, un laboratorio culturale e di sintesi. «Siamo stati i primi a invitare in un simbolico ring avversari del calibro di Fausto Bertinotti e Gianfranco Fini, all’epoca segretari di Rifondazione comunista e di An. Nietzsche e Marx che si danno la mano…». Ma anche Veltroni, D’Alema, ministri prodiani, esponenti della sinistra giovanile si sono misurati con il pubblico di Ateju. Un successo crescente che fa della kermesse giovanile uno degli eventi clou del panorama politico nazionale. I numeri parlano: 450mila visitatori, 350 dibattiti, 1200 volontari, 400 relatori, 50 spettacoli, 30 mostre,9000 pagine di rassegna stampa. Anche quest’anno Atreju verrà trasmesso in diretta streaming sul sito ufficiale e su Twitter.

Immancabili le mostre (“La terza guerra”, un grande risiko sulla minaccia della supremazia della finanza, e “Io sono europeo”, un Instangram della crisi europea e mondiale) e le presentazioni editoriali: il libro di Fausto Biloslavo sui marò e quello di Alessandro Amorese sul Fronte della Gioventù. La giornata conclusiva di domenica sarà dedicata alla cosa vera,  “idee e progetti per un centrodestra a testa alta”, con la partecipazione dei tanti soggetti che si riconoscono nell’alveo del centrodestra ma che hanno fatto scelte diverse. «Potrebbe anche rappresentare – dice la Meloni – l’avvio di una seconda fase di Fratelli d’Italia». L’ex ministro della Gioventù approfitta per rafforzare il suo appello dei giorni scorsi nel quale rivendica il patrimonio di un’intera generazione ricordando ai compagni di strada del passato che il parco del Celio è «sempre la vostra casa».

Sabato riflettori puntati sul confronto dal titolo “l’Italia che vorrei verso le primarie del centrodestra” con Giorgia Meloni, Flavio Tosi e Raffaele Fitto. Previsto e saltato, invece, l’incontro con il ministro  Kyenge sui temi della cittadinanza, dell’integrazione e dell’immigrazione. È l’unica nota polemica che si concede la Meloni, «mi dispiace che il ministro del dialogo parli solo alle feste del suo partito. Il nostro era un invito all’apertura, fedele alla nostra vocazione al pluralismo e al confronto. In un primo tempo il ministro aveva accettato, poi nei giorni scorsi una telefonata per dare forfait per un impegno all’Onu…». Conclude la conferenza Marco Perissa, responsabile giovanile di Fratelli d’Italia e “anima” della festa, sottolineando che «c’è una generazione pronta a combattere la terza guerra globale, a partire dalle migliaia di giovani che da tutta Italia si danno appuntamento ad Atreju».