Telecom vacilla in Borsa, i sindacati lanciano l’allarme: 16mila posti di lavoro a rischio

Avvio senza una direzione precisa per Telecom in Piazza Affari: dopo una partenza molto debole, il titolo ondeggia tra terreno leggermente negativo e positivo. Scambi violenti: in poco più di mezz’ora di trattative, in mattinata, a Milano sono passate di mano 72 milioni di azioni, pari a oltre lo 0,5% del capitale. Intanto sul fronte politico il governo è al lavoro per cercare una soluzione strategica per non perdere il controllo della rete e avere garanzie sulla salvaguardia dei livelli di occupazione del gruppo. Il giorno dopo il blitz spagnolo su Telecom e la levata di scudi della politica contro il passaggio del controllo del Gruppo a Telefonica, il premier Enrico Letta aveva spiegato che “i capitali non hanno passaporto” ma chiarendo che la rete telefonica è strategica per il Paese e non può essere perduta. Anche perchè anche il Copasir ha lanciato l’allarme di una sicurezza nazionale a rischio. Appare più concreta quindi la possibilità di scorporo della rete telefonica dal resto delle attività del Gruppo. «C’era un lavoro per adattare la norma che consente di intervenire per tutelare gli interessi strategici anche per le società non controllate dallo Stato – spiega il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni – Questi lavori saranno accelerati». Un passaggio, quello del controllo della rete Telecom a Telefonica, che come detto è impensabile per il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi: «Pone seri problemi di sicurezza nazionale – sostiene – visto che la rete Telecom è la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani ed anche quelle più riservate». Il tema della perdita dell’italianità resta ora ai margini del dibattito, lasciando spazio invece a timori più concreti, non solo per la rete e la sicurezza nazionale. Ma la preoccupazione è grande sia sotto il profilo industriale che occupazionale per un Gruppo che in meno di 20 anni è passato da circa 120.000 lavoratori a 56.000 (45.000 se si considera solo la Telecom Italia spa, circa 83.000 comprese il resto delle attività all’estero). «Non si può avere la paura dell’arrivo dello straniero e poi chiedere gli stranieri di investire in Italia, il punto è capire se l’impresa funzionerà meglio o sarà cannibalizzata», ha spiegato oggi il presidente Consob Giuseppe Vegas in audizione al Senato. Ma intanto i sindacati lanciano l’allarme: «Potrebbero essere a rischio oltre 16.000 posti di lavoro – dice preoccupato il segretario generale della Slc-Cgil Michele Azzola – se si rinuncerà al customer care interno (circa 10.000 persone) e al settore dell’informatica che probabilmente Telefonica non avrà interesse a utilizzare perché punterà ad usare il suo. Ci sono poi altre centinaia di persone nelle varie direzioni che potrebbero essere in esubero a causa della cessione delle controllate in America Latina».