Telecom, Letta riferisce alla Camera martedì. D’Alema difende la “sua” privatizzazione

È unanime il grido di dolore che si alza dal Parlamento sul passaggio del controllo di Telecom e Alitalia ad aziende straniere. Tanto i partiti di maggioranza quanto quelli di opposizione hanno tutti chiesto al governo di riferire in aula, cosa che avverrà martedì, mentre domani i riflettori saranno accesi sul Senato, dove era in programma una audizione di Bernabè. Il premier Enrico Letta, in un duro botta e risposta con l’ex premier Massimo D’Alema (che fu uno degli artefici della privatizzazione di Telecom), ricorda che si parla di aziende private. Tutta la gamma delle parole che esprimono un giudizio negativo sull’operazione Telecom sono state usate dai maggiori dirigenti politici: ”disastro” (Fabrizio Cicchitto, Gennaro Migliore), ”preoccupante” (Roberto Speranza, Renato Schifani), ”allarme” (Altero Matteoli). Da New York letta dice: ”Guardiamo, valutiamo, vigileremo sul fronte occupazionale, ma bisogna ricordare che Telecom è una società privata e siamo in un mercato europeo”, dice. Letta poi sembra puntare il dito contro l’imprenditoria italiana: “Telecom è stata privatizzata, e di tutte le privatizzazioni italiane non credo sia stata uno dei più grandi successi. Quindi anche se arrivassero dei capitali europei credo che ciò potrebbe aiutare Telecom a essere migliore rispetto agli ultimi 5 anni”.

Massimo D’Alema si è sentito chiamato in causa e ha replicato: “Non ho venduto nessuna azienda. Telecom era già privatizzata ed è stata acquistata con una opa sul mercato”. E in ogni caso la decisione fu presa con il ministro del Tesoro, cioè Carlo Azeglio Ciampi. Brunetta ha osservato che ”è proprio la mancanza di dettagli e di chiarezza che alimenta le preoccupazioni”. Al di là della questione dell’italianità ciò che provoca dubbi è la capacità di Telefonica, oberata di debiti (come sottolineano Cicchitto, Luigi Zanda e i deputati di M5s), di investire nella rete e nelle infrastrutture in Italia. Il Pdl, con Gasparri e Brunetta, rilancia sullo scorporo della Rete mentre Beppe Grillo chiede invece al governo di rinazionalizzare Telecom con i soldi ricavati dalla rinuncia alla Tav. C’è poi una preoccupazione sui livelli occupazionali di cui si sono fatti interpreti i sindacati.