Talk show in crisi: Mentana propone uno stop di sei mesi per i soliti ospiti. E Santoro ha già nostalgia del Cav

Gli italiani fuggono dalla politica, anche in tv. A giudicare dagli ascolti dei talk show politici, si rischia la sindrome di rigetto. Basta vedere gli ultimi ascolti dei programmi di approfondimento. Presa Diretta dell’astro nascente del talk show, Riccardo Iacona non arriva a un milione e mezzo di telespettatori, con percentuali attorno al 5%. Non va meglio a Piazza Pulita di Corrado Formigli, attorno al 4% e va male anche Paolo Del Debbio che, su Rete 4 con Quinta Colonna, nell’ultima puntata si è fermato a ottocentomila spettatori. Che cosa ne pensano i conduttori storici dei talk show? Secondo Enrico Mentana, intervistato dal Tempo, è colpa dell’inflazione di trasmissioni sul tema: «Oggi molti editori si rivolgono al talk perché costano meno nelle produzioni», con «il rischio melassa in agguato. I talk a basso costo infatti creano una chiacchiera continua dove tutti hanno la parola ma non tutti sanno parlare». L’antidoto secondo il direttore de La7, consiste nel ricambio dei volti. «È ovvio che alla centesima Santanchè ne risente il telespettatore. La decima volta in dieci giorni che vedi gli stessi ospiti ti stanchi. Anzi, io metterei delle regole come si fa per la pesca in Adriatico. Ci dovrebbe essere la ferma per alcuni ospiti ovunque».

E se Mentana vorrebbe la moratoria per i soliti noti, Michele Santoro, intervistato sullo stesso argomento dal Corriere della Sera, sente già nostalgia di Silvio Berlusconi, che gli ha regalato, con le sue ospitate, record di ascolti e puntate passate alla storia della tv. Il giornale di via Solferino torna sulla puntata cult di Servizio Pubblico e sulle accuse (da sinistra) di avere fatto un favore al nemico ospitando il Cavaliere in una trasmissione “combinata”. «Berlusconi da me non si era praticamente mai visto – premette il conduttore de La7 – non c’era nulla di combinato. C’erano due storie che si incrociavano e hanno creato un clima avvincente. Ci aspettavamo tre milioni di spettatori, ne abbiamo avuti sette. Se fosse stato tutto finto avrebbero cambiato canale». E sulla crisi del talk show, Santoro è convinto che sia solo momentanea. «I talk show sono un genere eterno». Santoro invita poi a non dare per spacciato, dal punto di vista politico, Silvio Berlusconi. «Finito lui? Aspetterei a dirlo. L’uomo è un combattente. Bisogna riconoscerlo: non è uno che si arrende».