Su Kant non la pensi come me? Allora ti sparo. Il bizzarro esordio della violenza filosofica

Lo stesso Kant sarebbe inorridito all’idea che una disputa sulla sua filosofia potesse degenerare in una rissa. La curiosa notizia è arrivata da Rostov sul Don: due giovani, uno di 26 e l’altro di 28, in fila a tarda sera a un chiosco per bere una birra, parlano di dialettica trascendentale, si misurano con la Critica della ragion pura, confrontano le rispettive interpetazioni della filosofia teoretica del filosofo di Konigsberg. Sono entrambi esperti della materia e, a quanto pare, anche troppo appassionati di massimi sistemi. Ma alla fine, complice l’alcol o il cattivo carattere dei russi, tendenti all’assoluto senza mediazioni, uno dei due per far valere le proprie ragioni tira fuori una scacciacani e mira alla testa dell’interlocutore. Lo ferisce (per fortuna non gravemente) e lo manda all’ospedale. Si dà alla fuga ma viene catturato dalla polizia e rischia ora 15 anni di galera.

Fin qui la cronaca. Ma la notizia è talmente curiosa da suscitare riflessioni su riflessioni. Innanzitutto sul particolare tema dell’accesa discussione. La filosofia, che dovrebbe indurre alla saggezza, in questo caso ha acceso gli animi al punto da mettere in crisi proprio il principio cardine della morale kantiana: agisci in modo che la tua massima possa valere come azione universale. Il giovane russo seguace di Kant ha invece agito all’opposto, non essendo certo desiderabile che diventi massima universale il fatto che tutti coloro che palano di filosofia tirino fuori la pistola a un certo punto per avere il sopravvento nel dibattito. Infine, la notizia fa misurare la distanza abissale tra quel contesto e quello mediterraneo cui siamo abituati: da noi si litiga spesso, e le liti degenerano spesso, anche per futili motivi. Un parcheggio, il cane del vicino, un’occhiata di troppo. Tutte banalità. In fondo potrebbero aver ragione i due litiganti di Rostov: cosa c’è di più serio della verità? E allora perché appare tanto strano questo accapigliarsi sui principi filosofici mentre ci scopriamo più inclini a giustificare l’uso della violenza per le stupidaggini che troppo spesso vedono gli italiani aggredire il prossimo?

L’atteggiamento dei due kantiani rissosi sembrerebbe in contraddizione con l’immagine di un Kant metodico, pignolo, tutto pensiero e niente vita cui siamo abituati. Una recente biografia di Manfred Kuhen, invece, ha svelato retroscena inediti. Kant era un bon vivant prima dei cinquanta anni e spesso alle cene beveva talmente tanto che, al ritorno, non riusciva  ritrovare la Magisterstrasse dove abitava. Forse i due russi di Rostov si sono ispirati a “questo” Kant più che a quello della dialettica trascendentale e dell’imperativo categorico. Il Kant, in definitiva, che diceva: “È meglio essere matto nella moda che fuori dalla moda”. E la filosofia, come tutti sanno, è tornata di moda.