Siria, il Congresso americano verso il sì all’attacco. Il voto la prossima settimana

Passi avanti verso il sì del Congresso Usa ai raid in Siria. Barack Obama, per primo, si dice fiducioso, dopo aver incassato il via libera dello Speaker della Camera dei rappresentanti, il repubblicano John Boehner, e altri esponenti di spicco del Grand Old Party, come Eric Cantor. Tuttavia, in vista del voto della settimana prossima, la prudenza è d’obbligo: conti alla mano, sia al Senato sia alla Camera regna l’incertezza. In entrambi i rami di Capitol Hill sono ancora tantissimi i parlamentari che non si sono ancora espressi a favore dell’intervento armato voluto dalla Casa Bianca. Come ironizza amaro il repubblicano John McCain, non va bene quando ci sono 535 “commander in chief”, tanti sono i parlamentari. Così in queste ore, poco prima di volare in Europa per il G20, Barack sta limando nei minimi dettagli la mozione su cui raccogliere i consensi necessari per evitare uno smacco dalle conseguenze inimmaginabili per la sua leadership e per gli Stati Uniti. Ed è possibile che venga inserito un passaggio con cui si ipotizza la fornitura di armi leggere ai ribelli siriani, così come auspicato dal presidente della Commissione Difesa del Senato, il democratico Carl Levin. Obama ha sempre detto che il suo obbiettivo non è prendere parte nella guerra civile siriana, tantomeno far cadere il regime di Bashar el Assad. Tuttavia c’è una vasta area della destra repubblicana pronta a votare l’intervento solo a patto che colpisca in maniera seria il dittatore, e lanci così un messaggio a tutti i nemici degli Usa presenti nell’area. Uno fra tutti l’ex sfidante McCain, prima troppo frettolosamente iscritto tra i supporter di Obama, che ora ha ribadito il suo voto contrario a un intervento che lasci le cose come stanno. Per recuperare il voto di McCain e di tanti altri che hanno le sue idee, Obama ha ribadito che i raid, seppure «limitati e proporzionati», sono un messaggio «non solo ad Assad ma a tutti coloro che intendessero usare le armi chimiche anche in futuro». Ma il tempo stringe. E la grande incertezza presente tra i parlamentari rispecchia il pressoché totale disinteresse dell’opinione pubblica americana nei confronti della Siria, un Paese lontano che tanti americani avrebbero difficoltà a trovare sulla carta geografica. Da giorni l’amministrazione sta cercando di scuotere la sensibilità del Congresso, osservando che quest’attacco serve a colpire i nemici di Israele. E pertanto, un eventuale voto contrario dell’aula potrebbe far ringalluzzire Hezbollah e l’Iran. Tutti gli strateghi politici, democratici come repubblicani, sono d’accordo nel definire quella siriana come una partita in cui tutti hanno solo da perdere. Tanti parlamentari, soprattutto quelli eletti nelle circoscrizioni in bilico, prima di votare tasteranno il polso dei loro elettori. Tra un anno ci sono le elezioni di medio termine e nessuno intende sacrificare la propria carriera politica sull’altare della Siria.