Si vive alla giornata, senza immaginare cosa potrà accadere. L’Italia è in un limbo nebbioso

E adesso? Adesso si vive alla giornata. Tutto può accadere ogni giorno. Nel governo sarà guerriglia permanente. E chi si meraviglia, finge naturalmente. Ma era possibile che Berlusconi dicesse di meno di quello che ha detto? E  la sinistra che per prima, con le irresponsabili dichiarazioni di Epifani un minuto dopo la pronuncia della sentenza della Cassazione, aveva aperto le danze sulla decadenza del Cavaliere, ora gridi allo “sacandalo” di fronte ad una doverosa autodifesa (il minimo sindacale, insomma)? Se la mettono sul piano della consueta demonizzazione (toni da “guerra fredda”, ha detto il leader del Pd), dimenticando ciò che è stato rovesciato su Berlusconi per un ventennio, e  ancora qualche giorno fa dalle pagine dell’Unità, il giornale degli “alleati” del Pdl, è inevitabile che le tensioni si scaricheranno sul governo – che nessun vuol far saltare, beninteso, tantomeno il Pdl – sottoposto in queste ore ad un bombardamento continuo da parte di chi vuole ritoccare l’Iva senza toccare l’Imu e di chi vuole ritoccare l’Imu per non toccare l’Iva: posizioni inconciliabili.

E questo è il meno. Ognuno capisce, perfino Epifani, che si può essere buoni e comprensivi quanto si vuole, ma immaginare di vedere ai servizi sociali o agli arresti domiciliari il capo del partito con cui si governa, diventa irragionevole far finta di niente e continuare a stare insieme, sedere l’uno accanto all’altro a Palazzo Chigi, rispondere ad interrogazioni ed interpellanze difendendo l’operato di tutti senza distinzioni, intervenire nelle Commissioni a nome  del governo nella sua intierezza, fare buon viso a cattivo gioco vuoi che si critichi un ministro del Pdl o del Pd. E’ bizzarro, forse demenziale addirittura.

Certo, Letta non cade sulle questioni giudiziarie di Berlusconi; non cade neppure per le intemerate di Epifani; non cade nemmeno perché la base del Pd chiede insistentemente che si metta fine alla pantomima delle larghe intese. Ma certo si logora. E non esprime quel che potrebbe e dovrebbe. Non ha più, verosimilmente, una funzione strategica. Ed in assenza di questa sarà ben difficile che arrivi, come si ipotizzava fino a ieri, al 2015 con qualche provvedimento incisivo varato e con la legge elettorale cambiata. Più verosimilmente si metterà mano al Porcellum nei punti sottolineati dalla Corte costituzionale per non correre il rischio di eleggere un Parlamento illegittimo e alla prima occasione si correrà alle urne anche per avere più forza in Europa dove il balletto (macabro) contro l’Italia è ricominciato e, visto che i nostri governi si sono appecoronati alle disposizioni dell’Ue, non c’è scampo ai diktat di Olli Rehn e compagnia cantante.

Sembra una barzelletta, ma non è così. Siamo sempre più convinti che tutti coloro che si sono assunti la responsabilità di gettare a mare la sovranità del nostro Paese porteranno negli anni la colpa di un misfatto che non può essere perdonato. Farsi dare disposizioni da istituzioni non riconosciute dai cittadini, lontane dalla sensibilità e perfino dalla conoscenza popolare è assurdo in una democrazia che per questo conta sempre di meno.

Se a tutto ciò si aggiunge che per via giudiziaria si distrugge un uomo votato da milioni di italiani, indipendentemente da quale sia il giudizio politico su si lui e sul suo operato, non avendo nessuno scudo per potersi difendere, dopo la stupida abrogazione dell’immunità parlamentare (che nulla il centrodestra ha fatto per ripristinare in vent’anni), si ha il quadro completo di una democrazia soffocata, impotente, dimezzata nella migliore delle considerazioni possibili.

Dunque, che cosa accadrà? Tutto e nulla. Dal limbo nel quale ci troviamo nostro malgrado collocati, si può uscire soltanto con un nuovo assetto politico dopo una consultazione elettorale che faccia risaltare dei veri rapporti di forza, dunque con un’altra normativa. Quando avverrà? Nessuno può dirlo. E questa incertezza farà arrugginire ancor più un Paese già anchilosato, assediato dalla pressione fiscale, dalla mala giustizia, dall’invadenza burocratica, all’impotenza della politica.