Si combatte ancora nel Westgate di Nairobi: gli integralisti minacciano di uccidere tutti gli ostaggi

Due giorni di terrore. Due giorni di sangue: un commando armato di integralisti islamici è asserragliato da sabato nel centro commerciale di Westgate Mall a Nairobi. La capitale del Kenya, a distanza di quindici anni dal tragico attentato di Al Qaeda del ’98 all’ambasciata americana – che causò 213 vittime – torna a vivere l’incubo del terrorismo: l’assalto è stato rivendicato dai jihadisti di Shabab, la costola di Al Qaeda in Somalia, la milizia integralista che controlla il sud del Paese e che, come denunciava l’intelligence Usa nello scorso luglio, si sta progressivamente trasformando da forza d’insurrezione locale a movimento jihadista globale.

Il massacro in Kenya, che registra un bollettino di guerra aggiornato in queste ore al drammatico bilancio di 68 morti e 200 feriti, lega attraverso gli Shebab somali i due Paesi in un abbraccio mortale, lasciando presagire altre azioni imminenti: gli integralisti minacciano di uccidere tutti gli ostaggi. Intanto l’orrore a Nairobi non smette di deflagrare: l’incubo al grande centro commerciale tiene lo scenario internazionale con il fiato sospeso da sabato, e arriva a colpire al cuore istituzionale del Paese, visto che lo stesso presidente Uhuru Kenyatta, ha perso nell’attentato un nipote e la moglie di questo. Lo ha reso noto lo stesso capo dello stato, aggiungendo che nel commando dei terroristi militano anche delle donne.

Donne combattenti: un dato raro nella storia dell’eversione islamica. L’assalto dei terroristi è partito a ora di pranzo, quando i mujaheddin sono penetrati nel centro commerciale sparando all’impazzata e colpendo numerosi ostaggi. In quel momento nel centro commerciale c’erano oltre 1.000 persone, e molte famiglie con bambini. Il commando terrorista ha «lasciato andare i musulmani e aperto il fuoco contro i no-musulmani» ha raccontato un testimone superstite, Elijah Kamau, citato dai media britannici. Una verità suffragata anche da altre testimonianze, secondo le quali, chi tentava di uscire dal complesso è stato sottoposto a una sorta di test per provare la propria fede islamica, anche recitando versi sacri e preghiere musulmane.

Un massacro spietato, con esecuzioni capitali improvvisate anche nel parcheggio colpendo indiscriminatamente chi tentava di abbandonare quel luogo di morte, i cui echi continuano a spargere orrore: la presenza delle forze speciali israeliane, il fragore delle esplosioni, le urla dei disperati, il sangue e le vittime. Assordante rumore di sparatorie ed esplosioni continua  a provenire dal centro commerciale: una vera e propria guerra. Incessante e spasmodico è proseguito senza sosta per tutta la giornata il lavoro di medici e infermieri per fornire un pronto intervento ai feriti, che sta mettendo in ginocchio gli ospedali ormai stracolmi. Intanto continuano a resistere gli islamisti armati e a minacciare di uccidere tutti gli ostaggi, (un numero imprecisato ancora sarebbe prigioniero nell’edificio messo a ferro e fuoco) con la battaglia ancora in corso, nonostante l’assalto delle forze dell’ordine kenyane.