«Sì ai clandestini, no a mamma e papà»: sulla Kyenge la furia del web (e nel Pd c’è chi storce il naso)

Il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge potrebbe all’istante essere insignita del premio Oscar come  ministro più bersagliato della storia del web. Non passa un giorno che ogni sua dichiarazione e ogni sua mossa non siano accolte da un coro di fischi nella migliore delle ipotesi, nella peggiore da insulti anche irricevibili e che naturalmente non giustifichiamo. L’esagerazione non è tollerabile e in Rete c’è chi non ha freni inibitori. Questo non esonera dal diritto di criticare nel merito le affermazioni del ministro per cercare di spiegare il perché di tanta rabbia. Fa scalpore e arroventa polemiche già molto accese il fatto che alla Kyenge sia piaciuta la scellerata proposta della delegata al Comune di Venezia  Camilla Seibezzi che intende abolire dai moduli scolastici e dai documenti d’identità le prime parole che un essere umano pronuncia, “mamma” e “papà”, a favore di un indistinto “genitore 1 e 2”. Non sappiamo cosa sia passato nella testa del ministro, ma avallare l’idea di cancellare la natura e i più elementari segni di appartenenza a una famiglia così come l’abbiamo sempre conosciuta, significa vivere fuori dalla realtà. Una realtà italiana dove i concetti di maternità e paternità sono incardinati anche nei rituali scolastici, nelle poesie imparate a memoria per la festa del papà e della mamma, nei “lavoretti” manuali dei bambini. Si dovrà farlo in clandestinità? O si ribattezzeranno le festività? Festa del Genitore 1, Festa del Genitore 2…. L’avallo della Kyenge a una tale follia è irricevibile nella sostanza almeno quanto gli insulti personali alla Kyenge lo sono nella forma. Molte famiglie si sentono insultate e offese da proposte che vorrebbero gettarci nel caos indistinto del politically correct. Altro motivo di tanta ostilità è l’idea ricorrente del ministro di voler eliminare il reato di clandestinità in nome di un astratto concetto di integrazione: anche in questo caso, forse solo la Kyenge non metabolizza una realtà che è sotto gli occhi di tutti, consegnata nei tabulati del ministero degli Interni e negli studi statistici: la maggior parte dei reati vengono commessi da immigrati clandestini, ci sono ben pochi margini di opinione, sono dei fatti. Il mercato della droga, della prostituzione, il commercio e lo sfruttamento delle donne dell’Est, allignano soprattutto tra immigrati irregolari. È cronaca giudiziaria. Essere contro i clandestini, in questa cornice, non significa essere razzisti. Gli immigrati regolari che vivono e lavorano sono perfettamente integrati nel tessuto sociale ed economico del Paese. Ingenerare confusioni strumentali, come sembra fare il ministro, non giova alla chiarezza ed esaspera tutti, sul web ma anche in Parlamento i suoi stessi colleghi: la senatrice del Pd, Laura Cantini, commenta così su facebook un post incentrato su alcune esternazioni del ministro: «Francamente non mi pare proprio all’altezza di fare il ministro!». Un certo imbarazzo per certe provocazioni inopportune comincia a farsi strada…