“Servizio pubblico” riparte da Bella Ciao: così Santoro prova a farsi perdonare dal suo pubblico

Come una replica di Derrick o l’ennesimo telequiz di Jerry Scotti, Michele Santoro è una garanzia. Da giovedì 26 settembre, torna su La7 con “Servizio Pubblico”, ma la ricetta è nota. Il telespettatore conosce già il menu. L’antipasto è già servito con una sequela di spot provocatori, in onda sulla rete di Cairo e sul web. Il disegnatore Vauro e la giornalista-valletta Giulia Innocenzi in sidecar, con la Innocenzi che fa l’imitazione di Francesca Pascale. La bionda collaboratrice di Santoro porta in braccio il vero protagonista degli spot, un barboncino bianco, che dovrebbe sostituire il famosissimo Dudù. Il cane della Pascale e di Silvio Berlusconi viene immaginato in varie versione. Nel video, dopo un passaggio sotto il balcone del Duce, a piazza Venezia, il sidecar vaga lungo i fori imperiali e poi per il centro della Capitale. A far da sottofondo tre canzoni cult del popolo di sinistra. Bella Ciao, la canzone feticcio di Michele Santoro, nel trailer intitolato “Dudù partigiano”, l’Internazionale per la versione Dudù comunista e Liberare tutti del Canzoniere pisano per la versione Dudù eversivo.

Sarcasmo, provocazione e ironia, ma anche un pizzico di ruffianeria verso la sinistra. Santoro deve farsi perdonare l’onta di avere tradito l’ideale antiberlusconiano, ospitando il Cavaliere in campagna elettorale e dando il via con la sua trasmissione, alla clamorosa rimonta del Pdl. Santoro cerca di farsi perdonare in tutti i modi dai suoi fedelissimi, ma senza perdere la vanagloria. Il talk show politico? «L’abbiamo inventato noi. Noi siamo il prototipo – proclama in un’intervista a il venerdì di Repubblica – il marchio autentico. Noi inventiamo e gli altri scopiazzano». E giù insulti contro il Pdl composto da comprimari senza stile. Contro Berlusconi che finalmente si toglie di torno «mettendo fine al modello del partito proprietario». Insomma, Santoro è sempre Santoro. Vai con la sigla di Bella Ciao. In alto il pugno chiuso, in testa l’elmetto: “Servizio Pubblico” può ricominciare.