Se un sindacato agisce con maturità viene accusato di vigliaccheria: è la logica della sinistra

Mentre la Borsa di Milano è scesa al -1,35 per cento e lo spread torna a salire, mentre nella classifica del Wef sulla competitività l’Italia scivola al 49° posto su 148 complessivi, mentre si rischia un’altra crisi di governo che sarebbe una catastrofe per la nostra economia, il leader della Fiom ha pensato bene di accusare per l’ennesima volta i sindacati firmatari dell’accordo con Fiat di aver accettato il “ricatto” dell’azienda.

Nonostante le differenze e le accuse che da parte loro ci sono arrivate in questi ultimi anni, l’Ugl come Confederazione e come categoria dei metalmeccanici si è sempre augurata, dichiarandolo pubblicamente, di rivedere quella sigla in fabbrica come firmataria dell’accordo stesso e ha sempre sostenuto il diritto di quella stessa sigla ad essere presente negli uffici e negli stabilimenti del Lingotto.

Ci siamo sentiti accusare per l’ennesima volta di essere dei vigliacchi solo perché abbiamo chiesto a un altro sindacato di contribuire a un clima diverso per il bene di tutti, dopo una stagione di ricorsi giudiziari, e di accettare di essere parte dell’accordo.

Tutti sanno in quali condizioni oggi sia il mercato interno e in particolare quello dell’Auto, tutti sanno che l’Italia è l’unico dei Paesi industrializzati a trovarsi ancora in fase recessiva. Tutti sono consapevoli del fatto che ancora non abbiamo potuto disegnare, per ovvie e quotidiane ragioni di “turbolenza politica”, un piano industriale e produttivo per l’Italia intera, non solo per Fiat – perché, pur essendo la fabbrica manifatturiera più importante del Paese, il Lingotto non è l’unica azienda italiana che ha bisogno di un clima diverso, più collaborativo – ma ancora ci dilaniamo come Paese in un conflitto continuo, ideologico e “ingessante” che non ha eguali in nessun Paese, nemmeno in Europa. Uscire dalla crisi in queste condizioni è davvero possibile? Se tutti hanno ragione ma nessuno è d’accordo, obiettivi facili e tantomeno difficili non saranno mai alla nostra portata.  Ci si accusa di aver imboccato una strada folle. Ma non è più folle mettersi a fare il braccio di ferro su questioni che nulla hanno a che vedere con il futuro di una fabbrica e di un settore, quando a rischio ci sono decine di migliaia di posti di lavoro?

*Segretario Generale Ugl