Sarà autunno caldo ma Letta segue la massima andreottiana del tirare a campare

Il conto alla rovescia del governo Letta è ormai cominciato, anche se al momento non si può sapere se durerà ancora sei o diciotto mesi. I segnali del superamento del valico e dell’inizio della parabola discendente sono evidenti. Il video di Berlusconi è stato un colpo ai fianchi delle larghe intese e dell’esecutivo, così come la risposta del presidente del Consiglio che ha sottolineato con malizia che il Cavaliere non è un perseguitato. Il compassato Letta ha poi deciso di cambiare strategia e di ribattere colpo su colpo alla campagna di legittimazione che Berlusconi sta per mettere in campo soprattutto sulle questioni economiche, per sfiancarlo, farlo cadere ed addossargli la colpa a causa dell’incapacità di prendere misure popolari che evitino l’aumento ulteriore della pressione fiscale. Mentre i due si scaldano in vista di un autunno che sarà davvero caldo politicamente, l’arbitro Giorgio Napolitano esprime le sue preoccupazioni e fa sapere che con questo atteggiamento contro i magistrati Berlusconi non può sperare in nessuna grazia.

La partita vera, quindi, è appena cominciata, con Berlusconi che vuole il voto nella prossima primavera e Letta che vuole andare avanti fino al 2015. Per capire chi la spunterà bisogna aspettare qualche mese, in cui se ne vedranno certamente delle belle. Silvio Berlusconi ha deciso di non staccare la spina al governo sia per apparire responsabile sia per non sembrare sfascista a causa della sua personale vicenda giudiziaria. Ha scelto però la strada del logoramento sui temi economici e quando il governo sarà costretto ad aumentare l’Iva, a rivedere la decisione sull’abolizione dell’Imu o a introdurre una pesante Service tax il Cavaliere ne approfitterà per cavalcare il malcontento degli italiani e far saltare il banco. E avrà come alleato Matteo Renzi, che non può permettersi di aspettare il 2015, quando l’ondata mediatica a suo favore sarà affievolita e il lavorìo contro di lui interno al suo partito l’avrà un po’ sfiancato.

Dal lato opposto Enrico Letta ragiona secondo la massima andreottiana del tirare a campare finché non si chiude la finestra elettorale della prossima primavera. Scongiurato il voto immediato il governo deve arrivare ad aprile, dopo di che sarà impossibile votare perché l’Italia da luglio a dicembre presiederà l’Unione europea e questo non può che accadere con un governo stabilmente in carica. Ciò significa che o si vota entro aprile in modo da avere un nuovo governo per i primi di giugno che poi presiede il semestre europeo, oppure si salta direttamente alla primavera del 2015. Ecco che a Letta basta resistere per cento giorni per tirare a campare un anno in più. Fino all’approvazione intorno a Natale della legge di stabilità il governo non può cadere e dalla metà di aprile in poi sarà lo stesso. Berlusconi e Renzi hanno quindi poco tempo a disposizione, dalla ripresa dopo le feste natalizie fino a Pasqua, appena cento giorni per ottenere le elezioni, senza le quali entrambi dopo sarebbero più deboli. È questa la ragione per cui il congresso del Pd non viene ancora convocato, per tirare in avanti al fine di dare poco tempo al Renzi-segretario per impallinare Letta. Il sindaco di Firenze vuol prendere il partito in mano a novembre sperando nel voto a marzo, mentre Letta vuole che venga eletto a dicembre o gennaio per non dargli il tempo di lavorargli contro. È questo l’autunno caldo che si presenta alla politica italiana.