Sangue, cuore e fiamma: il Msi tra storia e fiction

Un romanzo un po’ dark, un po’ giallo, un po’ storia e anche un po’ fiction ambientato nelle sedi del Msi tra Grosseto, Roma e pure Parigi. Una descrizione degli anni ’60 e ’70 fino ai nostri giorni e sullo sfondo la storia personale di una ragazzina e del padre che muore in circostanze misteriose. Sangue, cuore e fiamma (Edizioni Eclettica) di Cristina Gimignani sarà presentato venerdì 6 settembre a Cecina alle 18.45. Con l’autrice saranno presenti anche Altero Matteoli e Massimo Malanima. Il romanzo parte da un fatto di cronaca: la morte del padre avvenuta il 17 aprile del 1972. Franco cadde dal balcone di casa il 16 aprile e morì il giorno dopo all’ospedale.  «Era un avvocato e per diciassette anni era stato federale  di Grosseto – racconta Cristina Gimignani – Muore per un incidente misterioso. Qualche settimana prima della caduta dal balcone mio padre fu aggredito e picchiato nel garage. Non si spiegava neppure lui il motivo. Certo è che poi morì: un incidente si disse, una banale caduta. Io continuo a non esserne del tutto convinta, ma la sua morte è stata archiviata per incidente». Nel libro però la ragazza divenuta adulta scopre chi sono gli assassini del padre. «Ma si tratta – spiega l’autrice – di una versione romanzata frutto esclusivo di fantasia».
Sangue, cuore e fiamma è un romanzo interamente ambientato all’interno della destra italiana e ricostruisce un periodo di storia del Msi che va dagli anni Cinquanta al 2005. «Ma è la storia – dice ancora l’autrice – del partito scritta in maniera fluida e non ha la pretesa di essere un manuale. È la tecnica del romanzo storico applicata alla storia moderna». Sullo sfondo, personaggi particolari, amici e nemici che si fondono in una danza ora macabra, ora divertente. La cronaca di un mondo visto con gli occhi di una bambina che riesce a credere nei sogni sino all’ultimo capitolo. Cristina Gimignani ricorda «di avere avuto il battesimo del Msi. Appena nata tutto il comitato centrale del partito si precipitò in ospedale perché pensavano che fossi maschio ed era stato scelto pure il nome: mi dovevo chiamare Italo. Ma visto che ero femmina il nome lo scelse la mia mamma». E, poi, ancora altri ricordi: «Mio padre era braccio destro di Michelini, qualche mese prima dell’incidente si era però dimesso da segretario provinciale perché aveva fatto una bella litigata con Almirante». Il libro arriva fino al 2005. L’autrice infatti è stata per lungo tempo la portavoce di Matteoli e quindi riuscita a ricostruire un lungo periodo di storia.  «Con questa narrazione – conclude – mi piace sottolineare  che i partiti non sono tutti corrotti. Noi nel Msi eravamo tutti una famiglia. Ci conoscevamo tutti. Ai congressi si incontravano padri, nonni e nipoti. Tutti a loro modo si volevano bene. Vivere quel mondo è stato mitico».