Renzi, la sinistra “cool” e l’eredità del veltronismo

“Vorrei che votare Pd tornasse a essere cool come era nel 2008”. L’omaggio a Walter Veltroni da parte di Matteo Renzi riporta l’area del centrosinistra indietro nel tempo e obbliga a una riflessione su ciò che resta del “veltronismo” in una sinistra sfilacciata. Può essere ancora quella la carta “cool” da giocare? Vero è che Veltroni portò il Pd al 31 per cento ma il suo esperimento è naufragato con l’intensificarsi della crisi economica: un paese in sofferenza non può permettersi di sognare con le “notti bianche” ma ha bisogno della concretezza di provvedimenti incisivi. Poi ha pesato non poco il cannibalismo interno al partito, lo stesso che ha atterrato anche Pier Luigi Bersani. Sul punto Veltroni ha, con bonario paternalismo, messo sull’avviso Matteo Renzi ricorrendo a una citazione cinematografica: attento a non fare la fine di Alberto Sordi nel film Un americano a Roma. Succede infatti che gli adulatori interessati ti invocano: “Americà facce Tarzan”. E poi ti rubano i vestiti e ti lasciano nudo. Il parallelismo, avverte Veltroni, è d’obbligo, e potrebbe sinistramente ripetersi quanto avvenuto già in passato: si punta tutto su un leader, gli si fa credere di essere una specie di uomo della provvidenza e poi lo si lascia in mutande, a rimuginare sugli errori fatti e sulle amicizie perse per strada.

Renzi rispetto a Veltroni è forse più pragmatico, più spregiudicato e meno fissato con l’immaginario. Di sicuro è il personaggio che meglio può incarnare anche quell’eredità, peccato però che quelle suggestioni non siano più spendibili, perché gran parte della sinistra ha percepito quel modello come un format contaminato dalle forme di comunicazione che l’odiato Cavaliere aveva importato in politica.

C’è poi un altro erede in pectore del veltronismo: Ignazio Marino. Anche lui sta lavorando sull’immagine come l’ex sindaco di Roma del Pd che lo ha preceduto. E lo dimostra l’idea di ritirare fuori dal cilindro la notte bianca (dei pedoni, in questo caso). Ma se quella trovata significò nell’era capitolina veltroniana un recupero di ottimismo dopo i luttuosi eventi dell’11 settembre 2001 ed era quindi capace di agire nel profondo coinvolgendo la cittadinanza al di là delle etichette, nella versione di Ignazio Marino diventa una riedizione bucolica e d’élite: pedonalizzare una città intera è infatti quanto di più utopistico si possa studiare. Inoltre in questo caso non ci sarebbe una riappropriazione degli spazi artistici da parte dei romani, con un ritorno economico in termini di turismo. In questo caso a emergere in primo piano è la preferenza accordata a un mezzo, la bicicletta, rispetto all’automobile e ancora la sopravvalutazione di un tipo di mobilità (tutti a piedi) rispetto a quella motorizzata che è caratteristica essenziale degli spazi urbani.

Marino insomma nel suo recupero del veltronismo non ci ha messo alcun tocco di originalità: ha fuso le domeniche a piedi di Rutelli con le notti bianche di Veltroni ed ha elaborato il suo nuovo brand pubblicitario (senza forse avere nemmeno idea di quanto lavoro notturno si faccia a Roma e di quanto esso necessiti di una mobilità libera e del numero esiguo di coloro che, anziché riposare, possono permettersi il lusso di andare in bici di notte). Perciò Veltroni, se davvero ci tiene alla sinistra cool, dovrebbe mettere sull’avviso anche l’attuale sindaco di Roma e spiegargli che c’è già una metà di romani che non è andata al voto e che quelli che l’hanno votato non si accontenteranno ancora a lungo di soli spot.