Renzi: abbatterò i tabù, non dobbiamo più essere il “partito dei lavoratori”

Non ha deluso le aspettative l’intervento di Matteo Renzi all’assemblea del Pd. Renzi è stato sferzante in molti passaggi del suo intervento, invitando il partito a collegare le parole ai fatti, cosa che non è accaduta negli ultimi venti anni. Quindi ha sottolineato che la crisi della politica non è solo della destra ma anche della sinistra: “La crisi non è crisi del modello della destra, cui dobbiamo corrispondere con la nostra proposta. La crisi della politica interpella tutti noi. In questi 20 anni abbiamo governato anche noi, ci siamo stati anche noi. Se non siamo in grado di interpretare il cambiamento è un nostro problema”. 

“Sono qui per dirvi – ha aggiunto – che sogno un partito democratico che abbia l’ambizione di governare il Paese e, lo dico a Fassina, di governare l’Italia da soli” perchè “la linea la dobbiamo dare noi”. Poi, in riferimento alla corsa per la segretaria: “Se dovessi essere sconfitto sarei in prima fila, accanto a Gianni Cuperlo”. Con la candidatura alla segreteria, ha detto, “inizierò un percorso di abbattere dei tabù, anche i nostri”. “Se abbiamo il coraggio di fare un dibattito serio, ci sono dei tabù che vanno abbattuti. Continuiamo a definirci partito dei lavoratori, ma i lavoratori non votano più o per noi”. Analizziamo la sconfitta elettorale o “dobbiamo far finta che non ci sia stato niente nel nostro passato?”.

Quindi una stoccata a Letta: “Lo dico a Enrico”, che va sostenuto, ma “sostenere” sullo sforamento del deficit-Pil che “compito del governo è farsi carico di un problema che deriva dall’instabilità politica è ingiusto. È antipolitica”. “Se si è sforato”, ha sottolineato Renzi, anche se di uno 0,1, “o si ha il coraggio di dire che quei parametri vanno rivisti” o “si rientra con l’Imu” o con altre politiche. L’appoggio al governo, ha comunque assicurato, è “totale e condiviso, non è tema del congresso”.

La commissione sulle regole ha proposto intanto la fine dell’automatismo tra segretario e candidato premier, scelto con primarie aperte anche ad altri iscritti (modifica contestata da bindiani e veltroniani).  E nella stessa bozza sulle regole si dà ormai per assodata la data indicata ieri dal segretario Guglielmo Epifani, quell’8 dicembre che il renziano Davide Faraone su Twitter commenta secco: “I ‘culi di pietra’ voteranno di sicuro, i cittadini ‘normali’ vediamo. Hanno l’idea di un partito per pochi intimi”.