Referendum, nel centrodestra i distinguo sulla droga. Partono i gazebo per i quesiti sulla giustizia

«Mentre sulla riforma della giustizia le tesi dei radicali sono condivisibili, sulla droga, sull’immigrazione, sulla famiglia, i referendum sono sbagliati e portatori di pericolosa illegalità». Sui referendum proposti dal partito di Marco Pannella arrivano i primi distinguo all’interno del centrodestra. Un secco “no” alla droga libera arriva da Maurizio Gasparri: «Sul referendum dei radicali che liberalizza lo spaccio della droga condivido le tesi del collega Giovanardi e promuoverò insieme a lui il comitato per il “no”». Giovanardi ha infatti costituito, insieme ad alcune comunità di recupero, un comitato contrario alla liberalizzazione dello spaccio di droga.  In un appello sottoscritto da tre comunità si afferma che «se passasse il quesito referendario proposto dai radicali non sarebbero più sanzionabili con il carcere le condotte di spaccio di lieve entità di qualsiasi tipo di droga, non solo la cannabis ma anche la cocaina, eroina, ecstasy».  Non solo, secondo Giovanardi, le forze dell’ordine non potrebbero più arrestare gli spacciatori. E su questo punto la posizione di Gasparri è netta: «Ho più volte detto che alcuni quesiti referendari sono pericolosi e uno di questi è quello che di fatto non consentirebbe più alle forze dell’ordine di arrestare gli spacciatori, con prevedibile aumento della diffusione e del consumo di stupefacenti». Gianni Alemanno annuncia che firmerà «i cinque referendum relativi alla giustizia, gli altri mi auguro che non giungano al voto. Certamente non firmerò quelli sulla droga o altre “pannellate” del genere che non mi appartengono».  A Milano, intanto, il Pdl  aderisce ai quesiti referendari sulla giustizia. E nel prossimo fine settimana si mobiliterà lanciando una raccolta firme attraverso gazebo che spunteranno “in tutti i comuni d’Italia”. L’iniziativa è stata illustrata a Milano da Mario Mantovani e Daniela Santanché. In cima alla scaletta delle priorità, spiega il coordinatore lombardo del Pdl presentando contenuti e obiettivi della mobilitazione, la realizzazione di una riforma complessiva della giustizia, a questo punto «è indispensabile», per rimettere in sesto la macchina giudiziaria che attualmente «in Italia non funziona». Più nel dettaglio, Mantovani chiarisce di condivedere, tra i quesiti referendari proposti dai radicali, in particolare quello sulla separazione della carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante, ma anche quello che introduce la responsabilità civile dei giudici. Inoltre, evidenzia, «bisognerebbe mettere mano a una riforma dell’autorizzazione a procedere e dell’immunità parlamentare».