Quirico ci spiegherà a cosa si va incontro bombardando la Siria: un favore ad Al Qaeda

Domenico Quirico è tornato a casa. È questa l’unica buona notizia che ci viene dalla Siria. E, almeno per ora, la più importante, la più attesa, dopo cinque mesi di angoscia e qualche timida speranza coltivata con l’incubo della delusione puntualmente avveratosi. L’inviato della Stampa, grande reporter e grande uomo per come ha affrontato al prigionia, le difficoltà e le privazioni, riprende il suo posto. E non mancherà di raccontare la tragedia siriana non più dagli anfratti dove venne catturato, ma dal suo posto di lavoro. Facendoci capire, più di ogni altro, che cosa sta succedendo in quell’orrendo teatro dove vanno in scena massacri quotidiani ed ordinarie distruzioni, oltre alla sparizione di uomini come lui, appunto, e padre Dall’Oglio insieme con molti altri ostaggi stranieri nelle mani di coloro che si proponevano come “liberatori” della Siria dal tiranno Bashir el-Assad.

Sono proprio le parole di Quirico, pronunciate subito dopo aver messo piede sul suolo italiano, a non lasciare dubbi sulla qualità dei contendenti: «La rivoluzione siriana che volevamo raccontare è stata tradita». Il suo rilascio è avvenuto alla fine di un lunghissimo e difficilissimo negoziato con i ribelli prossimi ad Al Qaeda. Carcerieri che, come ha detto Quirico, non lo hanno trattato per niente bene. Possiamo immaginare le sofferenze del giornalista, le sue paure, le ansie che gli hanno tenuto compagnia in questi mesi. E a fronte dei primi particolari che ha rilevato ci rafforziamo, purtroppo, nella convinzione che gli oppositori di Assad non sono migliori di lui e del suo regime. Essi incarnano il jihadismo allo stato primitivo, prendono ordini dai discepoli di Bin Laden, sono legati ad Al Zawahiri, vogliono fare della Siria un “califfato” come i talebani in Afghanistan.

Se l’Occidente, guidato dagli Stati Uniti d’America, dovesse organizzare un attacco militare contro Assad possiamo stare tranquilli che i primi beneficiari sarebbero proprio i terroristi che hanno tenuto prigioniero Quirico. Inutile farsi illusioni: i ribelli, come sanno bene gli alti gradi dello Stato maggiore americano che si sono pronunciati contro l’intervento, non aspettano altro che un missile piova sul palazzo presidenziale di Damasco per invocare con più forza la “rivoluzione” forti dell’oggettivo “aiuto” occidentale.

Ma non ci si ferma qui, ovviamente. Mentre i governi di tutta Europa rendono omaggio a Papa Francesco per le efficaci parole pronunciate contro la guerra, uno dopo l’altro si mettono poi al servizio di Obama, sia pure con i sottili distinguo propri della diplomazia, per tentare di salvare capre e cavoli. Disgustoso. E altamente impolitico, oltretutto.

Se, infatti, il progetto si realizzasse, nonostante la contrarietà dell’esercito statunitense e della maggioranza del Congresso, gli effetti sarebbero disastrosi, come andiamo raccontando da giorni. Sarebbe inevitabile – e Putin lo ha fatto chiaramente intende – l’apertura di una “guerra fredda”, sia pure in tono minore, i cui effetti si dispiegherebbero soprattutto nel Mediterraneo  con il coinvolgimento innanzitutto dell’Iran e, come soggetto passivo contro cui si appunterebbero gli attacchi di Hezbollah, di Israele.

È proprio questo che si vuole contro ogni ragionevole dubbio? Forse i fabbricanti d’armi possono volerlo, come ha adombrato Papa Francesco,  ma non certo i cittadini di ogni Paese. Se si facesse un referendum in Europa, per esempio, i “guerrafondai” ne uscirebbero con le ossa rotte. E allora se nella sensibilità comune, come ha dimostrato la giornata di preghiera e di digiuno di sabato scorso, come in quella dei governanti più avveduti, la soluzione militare viene stigmatizzata con preoccupazione, perché tenerla ancora in piedi?

Obama, da premio Nobel per la Pace, faccia pure quello che vuole, ma l’Europa, il resto dell’Occidente, i Paesi mediterranei che cosa c’entrano? È la sua guerra e tale resti, almeno ce lo auguriamo.

Se poi i governanti italiani che dicono cose incomprensibili e contraddittorie volessero saperne di più su quel che accade in Siria, se lo facessero spiegare da Quirico che ne sa molto più di loro e delle cancellerie di mezzo mondo.