Primo convegno di Forza Italia, Alfano legge il futuro: «Non larghe intese ma larghe vittorie»

«La larga intesa non è il nostro futuro, il nostro futuro è la nostra larga vittoria». Il ministro dell’Interno Angelino Alfano alla prima assemblea della nuova Forza Italia, che si è svolta a Milano, ha portato i saluti di Silvio Berlusconi e ha tracciato la rotta: «Lo dico parlando di questo governo e del futuro governo». La larga vittoria è «alla base del disegno politico» contenuto nel videomessaggio del Cavaliere che «è in campo da campione e avrà al suo fianco una Forza Italia unita e forte». Numerosi i big del partito presenti, da Daniela Santanchè a Maurizio Lupi, passando per Paolo Romani, Maria Stella Gelmini e a Roberto Formigoni. L’incontro è stato organizzato un paio di settimane fa da quattro consiglieri regionali, Alessandro Colucci, Giulio Gallera, Mauro Piazza e Alessandro Sorte, e poi si è trasformato nella prima manifestazione assoluta della rinata Forza Italia.  «Non è una operazione nostalgia – ha subito chiarito il vicepresidente del Consiglio – ma un’operazione che guarda al futuro», sottolineando poi attraverso Twitter: «Intorno a Forza Italia si vede un grande entusiasmo, paragonatelo alla noia mortale della direzione del Pd…». Al segretario del Pdl è parso giusto che la prima assemblea pubblica di Forza Italia fosse a «Milano visto che è la capitale di Forza Italia». Venerdì, ha raccontato Alfano, «è stato Berlusconi a chiedermi di venire qui a portare il suo saluto e il suo in bocca al lupo». Poi ha attaccato: «La voce del nostro leader non può essere spenta per via giudiziaria». E ha aggiunto che per vent’anni Berlusconi è stato perseguitato e che nei suoi confronti c’è stata una «grandinata giudiziaria». Con i lodi si è cercata una soluzione ma «è stata rifiutata la tregua, l’armistizio» con l’intento di travolgere il centrodestra. Poi tornando al videomessaggio, Alfano ha ribadito: «Nel 1994 Berlusconi disse “scendo in campo”, oggi dice “scendete in campo, scenda in campo ogni donna, ogni giovane, ogni ragazza, ogni ragazzo, ogni uomo che vuole contribuire finalmente a dare una svolta a questo Paese”». Per Alfano, Berlusconi «la battaglia l’ha fatta, ha avuto tantissimi trionfi, ma ora o c’è la discesa in campo di nuovi protagonisti non della leadership ma della militanza quotidiana, di chi crede in una Italia migliore, oppure il compimento di quella battaglia di libertà non ci potrà essere».  Torna Forza Italia, ha spiegato il ministro, «perché noi non abbiamo sbagliato ideali. Quando è caduto il muro di Berlino nell’89 stavamo dalla parte giusta». Creare il Pdl nel 2008 è stata una «grande intuizione. Non c’è più – ha aggiunto – perché aveva due fondatori: Berlusconi e un altro e l’altro ha fatto l’accordo con la sinistra facendo danni inenarrabili». Un riferimento a Gianfranco Fini, di cui però non è stato fatto il nome.