Percorso a ostacoli per il femminicidio: «Il testo va ripensato, ci sono più ombre che luci»

Si sono concluse questa mattina una serie di audizioni sul decreto sul femminicidio, dai toni «molto critici verso il provvedimento, che indicano la necessità di un approfondimento, una riflessione sul testo». Così il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Francesco Paolo Sisto, a chi lo interpella sull’iter del decreto varato dal governo ad agosto. Le critiche dei soggetti auditi riguardano sia la parte del provvedimento che riguarda il femminicidio, sia quella sulle province («Sono stati avanzati dubbi di legittimità costituzionale»). «Il provvedimento che è stato sfornato il 16 agosto, corre il rischio di diventare ancora più caldo dopo l’estate», sottolinea Sisto. Quanto all’iter in commissione, riferisce: «Abbiamo fissato il termine per gli emendamenti alle 10 di martedì 17 settembre. Oggi abbiamo iniziato una discussione generale che continueremo domani: ci prepariamo a sedute notturne per l’esame del testo».

Dalle numerose audizioni di associazioni ed esperti davanti alle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera nei giorni scorsi sono emersi dubbi da tutti i fronti. Dal fronte degli avvocati sull’irrevocabilità della querela e sulla delazione anonima, dal fronte dei movimenti femminili  sull’accostamento della violenza sulle donne a un fenomeno di ordine pubblico e sulla mancanza di ipotesi di “trattamento” del violento. L’Unione Camere Penali con il presidente Valerio Spigarelli ha ribadito le critiche: «No alla legislazione simbolica, reattiva e asistematica». Sull’irrevocabilità della querela prevede «effetti antiteci a quelli voluti, perché si finirà per avere meno denunce». A questo proposito il professore Oliviero Mazza, ordinario di procedura penale alla Bicocca ha proposto una «revocabilità concessa dal giudice all’esito di un processo di mediazione» e ha sottolineato che «le delazioni anonime non devono avere diritto di cittadinanza nel nostro ordinamento, nemmeno in riferimento alle misure di prevenzione. Tra l’altro è inutile perché il denunciato addosserà immediatamente la responsabilità della segnalazione alla vittima». Dubbi anche dalla associazioni a tutela delle donne. Il decreto non sia solo «un’occasione fugace dal punto di vista politico e giuridico», ha affermato Roberta Mori, coordinatrice nazionale degli Organismi regionali di pari opportunità, aggiungendo che «se non segue un’effettiva tutela della vittima si rischia di avere solo un aumento delle statistiche sulle denunce alle forze dell’ordine». Perplessa anche l’attice Lunetta Savino, ascoltata come membro di “Se non ora quando”: «Non possiamo tacere la nostra forte perplessità per un atto normativo che riduce la violenza sulle donne ad un fatto di ordine pubblico, mettendola al pari della violenza negli stati e al furto di rame».