Per la sinistra “siamo tutti razzisti”. Chiedano a Mandela che cosa significa razzismo…

La parola razzista piegata alle esigenze politiche della sinistra, utilizzata per qualunque atteggiamento non conforme alla “cultura dominante”, presa a pretesto nei salotti radical chic del progressismo nostrano e usata nei talk show televisivi per creare lo scandalo e per fare ascolti. Quel che sta accadendo da alcuni mesi ha il pessimo sapore della propaganda costruita sulle sofferenze di chi il razzismo l’ha vissuto veramente. È intollerante chi si permette di contestare la presenza dei campi nomadi nel proprio quartiere, vengono bollate come «rozze» le proteste dei residenti che subiscono furti negli appartamenti o prevaricazioni. È intollerante chi contesta la Kyenge non certo per il colore della sua pelle ma per le frasi che dice e le teorie che porta avanti. È intollerante chi non vuole l’invasione di immigrati, anche se chiunque sa che la maggior parte di loro finisce nella rete della criminalità organizzata perché in Italia il lavoro scarseggia e cresce la povertà. È intollerante il re della pasta, Guido Barilla, perché esprime una sua opinione («non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale. Non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro, la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale»). È intollerante chi non è d’accordo sui matrimoni e sulle adozioni gay. È intollerante chi vuole il Crocifisso in aula perché possono esserci bambini di altra religione e lo stesso si può dire di chi a scuola vuole festeggiare il Natale. Questi sono solo alcuni di una serie infinita di esempi. Siamo tutti razzisti, secondo il Verbo della sinistra. Che però, così facendo, calpesta la memoria e schiaffeggia – per i suoi calcoli elettorali – chi ha subìto le vere discriminazioni e le vere violenze per questioni di etnia sin dalle guerre indiane dove il razzismo servì a giustificare il genocidio protratto delle popolazioni pellerossa, protatto per decenni; per non parlare del periodo hitleriano o di quel che accadde negli Usa, quando si arrivò a fare a meno degli schiavi bianchi già nel XVIII secolo riservando la schiavitù alle persone di origine africana, che non potevano contare su solidarietà religiose e etniche. Non dimentichiamo la terribile stagione dell’apartheid, la politica di segregazione razziale del Sudafrica rimasta in vigore fino al 1994. Questo è il vero razzismo, non certo i fischi (deprecabili) a Balotelli. La sinistra cerchi di fare uno sforzo e capirlo, non solo per onestà politica ma anche per rispetto.