Ora Violante «fa schifo» ed è «servo dei fascisti». Lo dicono non solo i grillini ma anche nel Pd…

Ora Luciano Violante fa schifo, tanto per usare il linguaggio grillino. Fa schifo al leader dei Cinquestelle (ma questa è una non-notizia, perché lui detesta tutti) e fa schifo – anche se lo dicono in modo meno volgare – i vertici del Pd e quei militanti del partito che sono influenzati dalle prese di posizione dei “puri” alla Rosy Bindi. Un destino incredibile, quello di Violante: gli è bastato dire una frase – «Berlusconi ha diritto di difendersi» – ed è finito al rogo, come una strega. All’improvviso non è più considerato un uomo storico della sinistra, un intellettuale, un pensatore,  un giurista con  i fiocchi, un punto di riferimento dell’antimafia. In un batter d’occhio è diventato un servo, un «fascista», l’anello debole della catena, il traditore. Se avesse invocato la forca per Berlusconi, sarebbe stato meglio. Per una frase, un’ipotesi o un’idea volta a smuovere le acque e a rendere più credibile il confronto politico, s’è beccato persino un processo nella sede del Pd di Torino, subendo il terzo grado da militanti e icritti. E ora un personaggio della sua statura, è costretto pure a essere preso per i fondelli dai grillini: «V(i)olante, e tutto il cocuzzaio del Pd (menoelle, ndr) è solo capace di fare conteggi astrusi su chi è renziano e chi non lo è. Voi del Pd (menoelle, ndr) siete solo poveri e piccoli ominidi, marci fino al midollo. Morti di burocratica politicità, insulsi e venduti; visionari». È quanto si legge nel post ospitato nel blog di Beppe Grillo a firma di Maurizio Fontana. Il post si intitola Violante il “saggio” di Berlusconi. «Arriva Violante e dice che un pregiudicato ha il diritto di difendersi. E in che modo deve farlo? Forse organizzando camicie nere che arrivano nei paesi ammazzando chi non la pensa come loro?», scrive Fontana. «Voi del Pd (menoelle, ndr) fate  schifo: pretendete di essere puri, ma siete più sporchi del bastone del pollaio. Siete coperti di merda». Al di là del linguaggio pessimo, riecco i parallelismi ridicoli, Berlusconi con le camicie nere e Violante che gli fa da sponda, magari spia del nemico. Tutto questo ha del ridicolo e mostra come l’antipolitica si riduca a una barzelletta. Così com’è una barzelletta quel che accade nel Pd: persino un circolo “democratico” di Pesaro lancia il suo aut aut: «Violante venga qui a parlare con i nostri iscritti e venga a spiegare il perché “difende” Berlusconi». Poi ci sono i vertici (o presunti tali) che gettano benzina sul fuoco, a cominciare da Franco Monaco («non è il caso che Violante si affanni a convincerci di ciò che è ovvio, dovrebbe semmai convincerci nel merito che Giunta e Senato possano adire alla Consulta») per finire con la solita Rosy Bindi, che non ha altro argomento: «Berlusconi è davvero in difficoltà per pensare di andare avanti. In Giunta faremo tutti gli approfondimenti necessari ma non perderemo tempo. Non vedo via d’uscita per lui. Dovrebbe dimettersi». È la “vendetta” degli sconfitti, si chiamino Bindi o Epifani non fa differenza. Solo Violante si distingue. E per questo è finito al rogo.