Olimpiadi a Roma, lo sfogo di Alemanno: «Visto? Avevamo ragione, Monti neanche lesse il progetto»

«È la dimostrazione che avevamo ragione». L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e la sua giunta erano stati i grandi sponsor di una cadidatura italiana, romana per la precisione, alle Olimpiadi del 2020. Poi Monti disse “no” e i sogni di gloria finirono lì. Ora l’ex primo cittadino può togliersi più di qualche sassolino dalla scarpa, dopo che il premier Letta ha dato l’ok alla possibile candidatura italiana per il 2024, con un prevedibile duello con Milano.

Alemanno, il 14 febbraio del 2012 faceste tre ore e mezzo di anticamera a Palazzo Chigi per sentirvi rispondere che le Olimpiadi sarebbero state una pessima idea. Ora?

Ora è cambiato il governo ed è la dimostrazione che le buone idee non si fermano. Se non ci fosse stato il “no“ dell’ex premier, nel 2020 ci saremmo noi e non Tokyo. Monti voleva perseguire e dimostrare al mondo la sua linea tutta rigore e niente sviluppo, per cui non approfondì neanche il progetto che volevamo sottoporgli.

Cosa rispose, esattamente?

Che se volevamo andare avanti eravamo padronissimi di farlo, ma che la lettera di impegno economico del governo l’avrebbe firmata più avanti. Va da sé che questo non è possibile e l’impegno del governo era condizione irrinunciabile per il Comitato olimpico italiano. Quindi fummo costretti a bloccarci. Ma c’è un’altra considerazione….

La spesa?

Appunto. Le spese vere e proprie sarebbero iniziate adesso, se Monti avesse avallato il progetto per il 2020. E visto che adesso la disponibilità c’è, vuol dire che potevamo permetterci le Olimpiadi anche allora. Anche la Spagna, del resto, andò avanti con la sua candidatura, ed era in condizioni economiche peggiori delle nostre…

Un’ostruzione?

No, parlerei di un’“alleanza” nordista e di sinistra per ostacolare un’iniziativa che avrebbe intrapreso una giunta di centrodestra. Quindi uscirono tutta una serie di articoli di grande scetticismo che crearono un clima di negatività intorno all’idea delle Olimpiadi. Compreso quel Corriere della Sera che invece ora plaude all’intenzione e rileva che il nostro progetto era molto ben fatto…

Nel dossier che avevate preparato era indicata la spesa?

Erano indicati 9,8 miliardi di euro comprensivi di tutto, infrastrutture, ampliamenti di Fiumicino, 113mila e 674 camere. La commissione Fortis che faceva capo a Tremonti disse che tra sponsor, ricadute sul territorio era una spesa sostenibile. Non dimentichiamo che con le ultime Olimpiadi di Londra la Gran Bretagna ha tenuto il Paese fuori dalla recessione…

Come si comporterà con Marino, gli darà il suo sostegno?

Certo, nessuna problema. Non mi comporterò come la sinistra fece con me, dandomi un appoggio di facciata, molto cauto. L’idea era ed è ottima per lo sviluppo economico di Roma e per l’immagine dell’Italia. Il centrodestra sarà sempre dalla parte di Roma.

Non sarebbe il caso, appunto, di presentarci al mondo come un Paese unito nell’obiettivo da raggiungere? Già è iniziato un derby tra Roma e Milano che intende sfruttare il volano dell’Espò….

Sarebbe bene risparmiarci queste scene. Certo, Milano potrà vantare l’immagine dell’Expò, ma Roma ha già un progetto non trascurabile come base. Che andrà migliorato ma comunque c’è già.