Obama agli americani: l’intervento è necessario, non possiamo chiudere gli occhi

Di ritorno da un G20 che ha sancito una profonda spaccatura sulla Siria, Barack Obama si rivolge all’opinione pubblica americana per convincerla che l’intervento contro il regime di Damasco è necessario per la sicurezza nazionale (anche se i sondaggi sottolineano che solo il 30 per cento degli americani è favorevole all’uso delle armi). Nel suo discorso odierno il presidente Usa afferma: “Noi siamo gli americani, non possiamo chiudere gli occhi” dinanzi a quello che definisce il peggior attacco con armi chimiche del 21esimo secolo. Una decisione “solenne” non presa alla leggera, si giustifica Obama che rivendica all’America il ruolo di paladina dei diritti per giustificare un interventismo sempre meno convincente: “Come leader della più antica democrazia costituzionale al mondo, so che il nostro Paese è più forte e le nostre azioni più efficaci se agiamo insieme. È per questo che ho chiesto al Congresso di votare”.

Quindi promette raid limitati nel tempo: azione limitata, senza truppe di terra, così “non sarà un altro Iraq o un altro Afghanistan”. Un compito improbo quello di Obama, perché il sì del congresso all’attacco non è per nulla scontato. Tutti i maggiori mezzi d’informazione, a partire dal Washington Post, nei loro siti tengono il conto aggiornato al minuto sulle intenzioni di voto al Senato e alla Camera. E al momento, dal punto di vista della Casa Bianca, il panorama è decisamente desolante: alla House servono 217 sì, ma se si votasse oggi il Post calcola 204 no certi, solo 115 sì e circa 120 indecisi. Risultato in bilico anche al Senato, malgrado sia a maggioranza democratica: uno dei pochi repubblicani che hanno detto sì ai raid in Commissione, John McCain, è stato duramente contestato durante un incontro pubblico. Il video sta facendo il giro del web.

Non meno difficile la posizione di Hollande, costretto a una mezza retromarcia sull’intervento in Siria dall’opposizione dei francesi alla guerra (2 su 3 secondo i sondaggi). Il nervosismo del capo dell’Eliseo è apparso del resto palese quando durante il g20, in conferenza stampa, ha attaccato Le Figaro e la sua intervista ad Assad.