Nessuno lo ammette apertamente, ma il Porcellum ha un esercito trasversale di fan

“È morto il Porcellum, viva il Porcellum”. Potrebbe sintetizzarsi con questa frase il dibattito in corso sulla legge elettorale mentre aleggiano forti venti di crisi. Silvio Berlusconi minaccia di staccare la spina, Enrico Letta risponde dicendo che proverà a galleggiare alla maniera democristiana puntando sui dissidenti di altri partiti per tirare a campare con la scusa che non si può andare al voto senza aver prima approvato la legge di stabilità e una nuova legge elettorale. In questo quadro il Quirinale dà man forte al presidente del Consiglio con la sua nota informale di ieri con cui fa sapere che non se ne parla proprio di sciogliere le Camere senza prima approvare le due leggi richiamate.

A seguire questo dibattito dall’esterno sembrerebbe certo che comunque vadano le cose tra tre mesi il Porcellum sarà morto, ma scavando a fondo negli interessi dei partiti emerge invece la verità, che è diametralmente opposta a quella che appare. Il Porcellum è infatti più vivo che mai perché piace e serve a tutti coloro che ufficialmente si dicono pronti a cambiario. Silvio Berlusconi ama questa legge elettorale almeno quanto ama se stesso, sia perché gli consente di esprimere al meglio il suo metodo di selezione della classe dirigente con le liste bloccate sia perché il papocchio che vien fuori di solito al Senato lo rende inaggirabile per il presente e per il futuro. A ciò si aggiunge che sondaggi alla mano il Cavaliere potrebbe avere un voto in più alla Camera e conquistare il corposo premio di maggioranza.

Anche il Pd, o almeno gran parte di esso, adora il Porcellum, ultimo baluardo verticistico nel momento in cui Renzi sta mettendo l’apparato alle corde. Il Porcellum conviene a Renzi per la sua scalata e a Letta nella speranza che un nuovo pareggio porti a nuove larghe intese in cui lui è più spendibile di altri.

Beppe Grillo è un altro fan del Porcellum, come ha fatto capire non velatamente. Questa legge, infatti, è quella che incarna al meglio il suo modello di partito e che gli consentirebbe di cacciare i parlamentari che non gli piacciono educando così quelli che saranno scelti per l’elezione certa. Il Porcellum piace poi alla Lega, a Sel e a Scelta Civica, tutti pronti a criticarlo ma desiderosi di utilizzarlo.

Ecco quindi che la realtà fa diventare inutili gli appelli di Napolitano, che non riuscirà a convincere i partiti sul cambiamento del migliore strumento che hanno a disposizione. Tutto quello che potrà accadere è limitato all’intervento della Corte Costituzionale sulla legge elettorale, in calendario per il prossimo 3 dicembre. Un intervento che però è limitato a sole due questioni, il premio di maggioranza e le liste bloccate. Seppure la Consulta correggesse questi due elementi non cambierebbe granché, anzi, senza premio di maggioranza si tornerebbe dritti dritti alle larghe intese.

Quindi se Berlusconi decidesse davvero di staccare la spina e Letta riuscisse in un debole bis per arrivare a marzo difficilmente si modificherebbe davvero la legge elettorale, cara e utile a tutti anche se non possono ammetterlo politicamente.