Napolitano: smarrito il confronto civile. Berlusconi riunito con i suoi a Palazzo Grazioli. Letta incontra Alfano

Quella odierna sarà una giornata cruciale per le sorti del governo. Enrico Letta, ritornato da New York intorno alle 13, si è incontrato copn il suo vice Franceschini a Palazzo Chigi per poi recarsi a consulto al Quirinale con il capo dello Stato. Napolitano, intervenendo all’università Bocconi per ricordare la figura di Luigi Spaventa, ha detto che il voto anticipato “è una prassi molto italiana”, lasciando intendere che non è la soluzione preferibile per i problemi del Paese. Inoltre, ha sottolineato come oggi gli scontri politici, diversamente che in passato, producano “smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale”. Agli studenti che gli chiedevano se andasse tutto bene ha risposto: “beh, non esageriamo”, lasciando trasparire un profondo malumore. 

Enrico Letta avrebbe intanto intenzione di chiedere un voto di fiducia al Senato su un documento di iniziativa del governo. Un primo faccia a faccia con i ministri del Pdl ci sarà nel pomeriggio nel corso del consiglio dei ministri che deve decidere sull’Iva (l’intenzione è quella di far slittare l’aumento di un punto a gennaio, evitando di stangare i consumatori dal primo di ottobre).

Il Pdl è compatto sulla linea delle dimissioni di massa dei parlamentari come ultimo, estremo appello alla sinistra che intende liquidare Berlusconi per via giudiziaria. Solo tre senatori non hanno firmato la lettera di dimissioni: si tratta di Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi e Giuseppe Castiglione, coordinatore del Pdl in Sicilia. Berlusconi ha riunito in queste ore a Palazzo Grazioli lo stato maggiore del partito. All’incontro parteciperà anche Angelino Alfano, dopo un primo faccia a faccia chiarificatore con il premier Letta.

Il Pd, pressato dal precipitare degli eventi, ha riunito in mattinata la direzione e ha votato il regolamento del congresso che si terrà l’8 dicembre. Epifani nel suo intervento ha chiesto a Letta di aprire in Parlamento una fase di chiarezza che dev’essere “risolutiva”.