Napolitano frena sulle elezioni anticipate, poi si commuove al ricordo dell’amico Spaventa

La commozione (fino alle lacrime) nel ricordo dell’economista Luigi Spaventa lascia il posto alla ruvidezza del messaggio politico. Giorgio Napolitano alla Bocconi di Milano prende a esempio la figura dell’ex ministro e presidente della Consob per un monito sull’attualità. «Le distanze e gli scontri sul piano delle idee tra maggioranza e opposizione – ha detto – non producevano come oggi smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale». Che cosa è rimasto di quel modo di vivere la politica dei tempi in cui operava Luigi Spaventa? si è chiesto il presidente della Repubblica Napolitano nel suo discorso commemorativo. «Cosa è rimasto di quel modo di convivere in un’istituzione, e anche del modo in cui, di conseguenza, si vedeva dall’esterno il mondo della politica?» si è domandato retoricamente il capo dello Stato. Napolitano, che oggi incontrerà il premier Letta di ritorno da New York, dopo le annunciate dimissioni dei parlamentari del Pdl fa capire molto chiaramente che di urne anticipate non se ne parla. La prassi «delle elezioni anticipate è molto italiana», ha detto ricordando come Spaventa si impegnò in Parlamento dal 1976 al 1983, «due legislature entrambe raccorciate, prassi molto italiana, da scioglimenti precoci delle Camere». Una conferma del braccio di ferro tra il Colle e il centrodestra e della volontà di tenere ferma la barra del timone senza provocare accelerazioni. E proprio di possibile crisi e di soluzioni parlerà con Letta, sempre più intenzionato a porre un nuovo voto di fiducia su un documento di iniziativa governativa già martedì in Senato. Intanto il Pd si precipita a fare quadrato intorno al capo dello Stato «di fronte agli attacchi volgari che si sono registrati in queste ore». Guglielmo Epifani, reduce dall’assemblea lampo del Pd per stabilire le regole del congresso, esprime a Napolitano il sostegno suo e del partito e chiede a letta di aprire in Parlamento un «chiarimento risolutore». Se Letta aveva parlato di umiliazione, il segretario del Pd aggiunge che è stato anche «un colpo alla schiena per l’Italia che lavora, che cerca di uscire dalla crisi». Ma quale colpo alla schiena, replica a caldo Renato Brunetta: «Rispediamo con decisione al mittente le opportunistiche accuse che ci rivolge il segretario pro tempore del Pd. Dal nostro schieramento politico un’iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica proprio per difendere i principi di libertà e democrazia sulle quali si fondano le nostre istituzioni repubblicane».