Minzolini non può tornare al Tg1 perché è parlamentare del Pdl. Eppure a Santoro il giudice disse sì

Il tribunale del lavoro di Roma ha rigettato il ricorso di Augusto Minzolini volto alla reintegra nella posizione di direttore del Tg1 ma secondo i legali del giornalista “riconosce che il proprio assistito ha agito perfettamente secondo le regole”. «Condanna infatti la Rai a pagargli la somma di 65.547 euro, più interessi legali, cioè l’ammontare delle spese effettuate con la carta di credito aziendale che Minzolini aveva a sua volta restituito all’azienda», spiegano i legali dell’ex direttore del Tg1, Federico Tedeschini e Nicola Petracca, sottolineando in questi termini alcuni aspetti dell’ordinanza con cui il tribunale del lavoro di Roma ha rigettato il ricorso di Minzolini per la reintegra al Tg1. «In sostanza – spiegano gli avvocati – non solo Minzolini non ha commesso il reato di peculato, ma anche dal punto di vista civilistico ha speso soldi propri, dunque ha agito perfettamente secondo le regole. Si accerta dunque che la rimozione dalla direzione del Tg1 ha avuto un presupposto carente sia dal punto di vista penale sia civile». Inoltre, spiegano ancora Tedeschini e Petracca, “il tribunale ha rigettato il ricorso di Minzolini in quanto il suo ruolo di parlamentare (senatore del Pdl, ndr) non gli consentirebbe di assumere l’incarico di direttore del Tg1, perché l’appartenenza a un partito non sarebbe garanzia di neutralità”. Augusto Minzolini, dal canto suo, annuncia che farà ricorso contro l’ordinanza con cui il tribunale del lavoro di Roma ha rigettato la sua richiesta di reintegra al Tg1. «Innanzi tutto – sottolinea Minzolini – viene riconosciuta la mia innocenza rispetto all’accusa per la quale sono stato rimosso dal Tg1, un’accusa strumentale per togliermi da quel ruolo. In secondo luogo, dire che non posso tornare al Tg1 perché nel frattempo sono stato eletto nelle liste del Pdl, dimostra ancora una volta che in questo Paese si applicano due pesi e due misure: il tribunale decise che Santoro doveva tornare al suo posto, malgrado in quel momento fosse parlamentare europeo dell’Ulivo-Ds. Si tratta dunque di una decisione paradossale, motivo per cui i miei avvocati impugneranno l’ordinanza».