Marco Boato bacchetta i “compagni”: su Berlusconi state sbagliando, non fate i giacobini

Non c’è solo Violante, a sinistra, a cercare di porre in freno alla deriva giacobina della sinistra. Intervistato dal Mattino, l’ex fondatore di Lotta Continua Marco Boato, un passato da garantista doc (ha votato contro l’arresto di Cesare Previti), mette il dito nella vera piaga aperta dal dibattito sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Da dove nasce l’ansia del popolo di sinistra di liquidare per via di giudiziaria il nemico? Da un’immaturità, dice Boato, che è tipica di chi concepisce la lotta politica come scontro tra nemici. “È un segno di immaturità politica – dice Boato – essere contenti di liberarsi del proprio avversario storico, che al momento è anche partner governativo, avvalendosi di una vicenda giudiziaria”. La sinistra insomma non ha tanto un problema di identità quanto un problema di infantilismo, un bisogno dell”uomo nero” contro il quale scagliarsi, una struggente necessità di sentirsi “migliore”.

La voce di uno come Marco Boato è certo isolata nel suo mondo di provenienza ma significativa perché dimostra che si può fare un percorso politico che dall’estremismo conduce alla ragionevolezza. Un percorso che appunto a sinistra tanti (e non solo nella base ma anche al vertice) non hanno voglia di fare. Berlusconi, suggerisce Boato, va combattuto sul piano politico e non giudiziario: ”Purtroppo – aggiunge – nella pancia del popolo di sinistra, o almeno di una sua parte, è forte la voglia di far fuori il leader del centrodestra per una vicenda giudiziaria. Una visione sbagliata e miope, figlia di una logica che prevale da vent’anni e che riduce il conflitto politico a uno scontro tra nemici. Volersi liberare di Berlusconi per via giudiziaria è un errore clamoroso, che denota un deficit di cultura istituzionale”. Infine un appello – lo stesso di Violante – destinato a restare inascoltato: “La sinistra non cada nel giacobinismo, nel giustizialismo. Da settimane alcuni suoi esponenti danno per scontato l’esito della vicenda parlamentare di Berlusconi. Come se la Giunta dovesse solo prendere atto della sentenza di condanna della magistratura”.