L’Onu: «In Siria il peggior attacco contro i civili dopo Saddam»

Una notte di orrore. Una tempesta di razzi terra-terra lanciati su al Goutha, nei sobborghi di Damasco, e caricati con 350 litri del micidiale gas sarin. Un attacco durato almeno tre ore, nel corso delle quali lo scorso 21 agosto si è consumato quello che il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon non esita a definire un “crimine di guerra”: «Il peggior attacco con armi chimiche contro civili dai tempi di Saddam Hussein». Il rapporto degli ispettori Onu, che per settimane hanno indagato sul campo alla ricerca di prove sull’uso di armi chimiche in Siria, piomba sul tavolo del Consiglio di sicurezza che al Palazzo di Vetro di New York ne analizza i suoi contenuti sconvolgenti: “da brividi”, come ha ammesso Ban. Un lavoro che raccoglie una miriade di dati sui reperti raccolti, sugli esami compiuti, oltre a decine di terribili testimonianze dei sopravvissuti. Nelle sue pagine non si cita mai Assad. Nessun accenno ai responsabili. Del resto, ora che si è raggiunto un accordo sul disarmo chimico in Siria, la prudenza è massima. E nessuno ai vertici dell’Onu vuol correre il rischio di passi falsi, che potrebbero produrre nuove tensioni tra i Quindici. Con Mosca che continua a ribadire l’estraneità di Assad dai fatti del 21 agosto, accreditando la tesi di una provocazione dei ribelli che aveva l’obiettivo di scatenare un intervento militare dall’esterno contro le forze lealiste. Ma all’interno della comunità internazionale, sul coinvolgimento di Damasco ci sono poche incertezze: «Un uso così massiccio di gas sarin non lascia dubbi sulla responsabilità del regime», ha commentato il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius. Nessun dubbio anche a Washington. E l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch conferma come «gli armamenti usati per l’attacco sono in possesso esclusivo delle forze armate di Damasco». «I responsabili non sfuggiranno alla punizione per ciò che hanno fatto», promette Ban Ki-moon. Intanto, da Ginevra, arriva la notizia che la Commissione d’inchiesta istituita sempre dalle Nazioni Unite sta indagando su ben quattordici presunti casi di attacco con agenti chimici, dall’agosto del 2011 ad oggi. Toccherà ora al Consiglio di sicurezza trovare la quadra per la messa a punto di una risoluzione che recepisca l’accordo Usa-Russia di Ginevra e renda stringenti gli impegni presi dal regime di Assad. Sul quale gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di mollare la pressione: «L’opzione militare resta sul tavolo», ha detto il segretario di Stato John Kerry, chiarendo che «non sarà tollerata alcuna azione dilatoria da parte del regime». Parole dure, anche se il presidente Barack Obama, commentando per la prima volta di persona la svolta di Ginevra, plaude a un accordo che «può mettere fine alla minaccia che le armi chimiche rappresentano non solo per i siriani ma per il mondo intero».