Lodo Mondadori, l’ira di Marina alla vigilia della sentenza “politica” sulla decadenza di Berlusconi

«Questa sentenza non è giustizia, è un altro schiaffo alla giustizia. Rappresenta la conferma di un accanimento sempre più evidente. E la sua gravità lascia sgomenti». In una lunga dichiarazione Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, commenta con rabbia e indignazione la sentenza della Cassazione sul Lodo Mondadori che ha respinto il ricorso della Fininvest contro la Cir, editore di Repubblica. La società che fa capo a Silvio Berlusconi dovrà risarcire quella dell’imprenditore Carlo De Benedetti circa 494 milioni, con un leggero sconto rispetto al primo grado. «La Cir non ha subito alcun danno, lo sa per primo Carlo De Benedetti che continua a straparlare di “scippo”. Neppure un euro da parte nostra era ed è dovuto», tuona la figlia del Cavaliere. Domani, intanto, arriverà un’altra sentenza per Berlusconi, quella della giunta per le elezioni chiamata a votare per la decadenza del Cavaliere da senatore, dopo la sentenza Mediaset. Una decisione che potrebbe avere conseguenze anche sulla tenuta del governo, come ha spiegato il segretario del Pdl Angelino Alfano, mostrando comunque un certo ottimismo. «Dopo il voto noi, assieme ad una delegazione di ministri del Pdl, incontreremo Berlusconi a Roma e decideremo il da farsi. Decideremo se la sera stessa o il giorno dopo», ha aggiunto. «Speriamo ardentemente che il Pd non ci metta di fronte a un bivio drammatico. Il Pdl e Berlusconi hanno sempre sostenuto il governo». Il barometro del governo?, gli chiede Vespa a Porta a Porta. «Tra variabile e pioggia, a dopo il video messaggio di Berlusconi splenderà il sole nel cielo azzurro di Forza Italia. Sarà un video messaggio molto orientato al futuro», spiega il vicepremier e ministro dell’Interno.
Oggi è scoppiato anche un “giallo” su un ricorso in Cassazione per chiedere l’annullamento della sentenza di condanna nei confronti di Berlusconi per un difetto di composizione del collegio giudicante. Un ricorso presentato al procuratore generale della Suprema Corte dagli avvocati Maurizio Benedettini e Daniele Morelli, in qualità di cittadini-elettori. Un’iniziativa che non è stata in alcun modo autorizzata – fa sapere Palazzo Grazioli – “non concordata né condivisa”.