Lo spettro della decadenza incombe anche sul Pd. Bettini avverte: senza Silvio i nostri problemi restano

Enrico Letta parla degli alti costi dell’instabilità politica mentre prosegue lo scambio di accuse tra Pd e Pdl sulle responsabilità di un’eventuale crisi di governo. Sandro Bondi sottolinea: “In quest’Italia ipocrita e falsa, nessuno dice che il partito che più di tutti vuole andare alle elezioni è proprio il Pd. Quando il Pd e la sinistra assaporano la possibilità di sbarazzarsi degli avversari e di poter conquistare il potere non capiscono più niente, non sentono ragioni e se ne infischiano, come sempre, degli interessi degli italiani”. 

Il Pd sembra però preso tra due opposte tentazioni: quella di liquidare un avversario storico e temibile come Berlusconi facendo precipitare nell’incertezza il paese e quella del dovere d’obbedienza in ogni caso ai saggi moniti del Colle per scongiurare il pericolo di crisi. Se a ciò si aggiunge il fatto che è in pieno corso anche una campagna congressuale nel partito (con Renzi che ha fretta di andare alle urne e i lettiani che puntellano Palazzo Chigi) si capisce perché Guglielmo Epifani sia costretto a prendere tempo. Così, intervistato dal Messaggero, propone un governo per fare la riforma elettorale se Letta dovesse cadere.

E poi c’è la coscienza critica dei democratici, Goffredo Bettini, che avverte i compagni: non è che se oscurate Berlusconi i problemi scompaiono. “Sono venti anni che non riusciamo a batterlo – dice alla trasmissione Omnibus – e questa sarebbe la via normale in una democrazia. Anche se decade, Berlusconi continuerà a dare battaglia…”. Come dire: non fatevi troppe illusioni.

E poi c’è la battaglia alla giunta delle elezioni, sul cui esito è abbastanza pessimista Andrea Augello, il relatore del Pdl che ha proposto un compromesso alto – il ricorso alla corte di giustizia di Lussemburgo – senza avere soddisfazione dagli accaniti avversari. Intervistato da Repubblica traccia un bilancio: “Ho finito, non parleò più in giunta”. Che il Pd andasse verso la bocciatura ”era evidente sin dall’inizio, visti i numeri che non sono facilmente riequilibrabili. Si poteva cercare un compromesso – spiega Augello – e l’idea del rinvio pregiudiziale a Lussemburgo mi sembrava potesse esserlo. Può ancora esserlo”. ”La decadenza di Berlusconi ha un valore simbolico che va oltre la mediazione della politica e del diritto. Trasferire la questione su un piano internazionale, oltre che essere un dovere, era anche intelligente”. Ma ”il relatore non può emendare la politica dall’emotività e dalla forza dei singoli. Ci vorrebbe una figura ben più carismatica. Ora spetta ai grandi attori politici e ai componenti della giunta valutare questo lavoro”.