L’instabilità politica? Altro che Pdl. La guerra tra Renzi e Letta è la vera minaccia per l’economia italiana

Il ragazzaccio di Firenze tira fuori gli artigli, deciso a fare sul serio e a tallonare il governo amico («serve una rivoluzione, non una scossettina»). Dalla festa democratica della sua città Renzi ha lanciato un nuovo fendente avvelenato a Letta ben sapendo che l’esito del congresso (di cui non è ancora stata fissata la data) passa per il lento logoramento della premiership dell’amico di partito. Tra i due volano quotidianamente scintille in una giostra di repliche e controrepliche che fotografano la guerra di nervi che si consuma al Nazareno e che irritano la dirigenza. In un serrato faccia a faccia con il sindaco rottamatore, Epifani ha tracciato i paletti invalicabili del confronto interno, «il “governo di servizio” non deve essere sottoposto a fibrillazioni,  chiedere al Pdl responsabilità e non farlo noi che abbiamo alla guida uno dei nostri è una follia».

Ma Renzi va avanti balzandoso per la sua strada. Dal salotto di Porta a porta aveva definito il premier  «uno attaccato alla sedia», Letta aveva risposto dicendo di «odiare chi fa politica con le battute». Ieri davanti al tutto esaurito del palatenda fiorentino, con la gente seduta sul palco, Renzi è tornato al contrattaco: «La differenza tra i politici non è fra chi fa le battute e chi non le fa ma fra chi fa le cose e chi le rinvia».  E ancora: «Le primare le ho perse, ma il  camper con cui ho viaggiato per l’Italia quella sfida l’ha vinta. È stato un regalo per l’Italia». Massimo D’Alema, padrino della candidatura di Cuperlo, entra in campo confermando la non abilità del giovane Matteo per il timone del partito. «Nel momento in cui viene eletto e non saprà cosa fare dovrà chiamare Cuperlo o qualcuno che lo aiuti», ha detto alla festa milanese del Pd. I giochi sono ancora apertissimi anche se le quotazioni del sindaco sono alle stelle e i bersaniani ancora alla ricerca di un competitor che eviti il derby tra ex popolari ed ex Ds. Non ci saranno candidati lettiani, annuncia Filippo Andreatta, consigliere del premier. E lui stesso non sarà in lizza contro il sindaco di Firenze, «il consiglio che do a Letta è di sterilizzare la partecipazione al congresso lasciando i suoi amici che fanno politica dentro il partito liberi di sparpagliarsi. Votino secondo coscienza la mozione cui si sentono più vicini».

Molto dipenderà dai tempi delle assiste che Bersani vorrebbe far slittare al prossimo anno per prendere tempo e logorare i renziani. Gli sherpa sono al lavoro per trovare un’intesa sulle regole che eviti il braccio di ferro all’Assemblea del 20 e 21 settembre. L’ultima proposta di Renzi, che ha sparigliato le carte, è stata quella di anticipare il congresso nazionale rispetto a quelli locali da fare sei mesi dopo  una “intensa” campagna di tesseramento: l’esatto contrario dello schema di Epifani concordato con i  bersaniani, di fare un congresso “dal basso”, partendo dai circoli e discutendo  di un documento unitario evitando lo scontro sui candidati nazionali.«Ho chiesto ad Epifani se voleva fare il congresso perché mi volevo organizzare. Mi ha detto che ci riflettono e risponderà la prossima settimana. È una persona di parola, mi fido», provoca il sindaco di Firenze.