L’incubo di Laura: se va in porto il piano del compagno Nichi, rischia di fare la fine della Pivetti

«Manifestazione Pdl decaduti? Un atto di disprezzo, l’ennesimo, verso il Parlamento. Alla base l’idea che la legge non può essere uguale per tutti. Per i ricchi e i potenti come Berlusconi, la giustizia deve mettersi la museruola». Lo scrive su Twitter, Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà secondo il quale «Di fronte ad una destra che prende a pugni lo Stato di diritto e i fondamenti della nostra democrazia è urgente chiudere questa esperienza di governo. Occorre – conclude Vendola – far nascere un esecutivo di scopo per cancellare il Porcellum e per avviare l’Italia verso la ripresa». Una dichiarazione di guerra che vuol dire in soldoni, elezioni anticipate entro pochi mesi.

Bisogna vedere che cosa ne pensa la compagna di partito, nonché presidente della Camera, Laura Boldrini. La “presidente” si è formalmente allineata sulla posizione di Napolitano nel suo ruolo istituzionale, ma l’eventualità di scendere così presto dallo scranno più alto di Montecitorio non le fa fare salti di gioia. Dopo la repentina ascesa politica e la fortuita combinazione che l’ha vista in pochi mesi da portavoce dell’Unchr alla presidenza della Camera, la Boldrini ha perso di giorno in giorno la simpatia degli elettori.

Candidata da Pd e Sel alla presidenza di Montecitorio con la speranza di catturare i voti dei grillini, l’ex funzionaria Onu non ne ha imbroccata una. Dopo le critiche per il discorso di insediamento più retorico della storia della Repubblica, si è avventurata in reiterate esternazioni demagogiche in favore di migranti ed extracomunitari. In sette mesi ha fatto notizia più per le comparsate: dal gay pride a Lampedusa, che per le iniziative politiche. La Rete non dimentica la caccia all’uomo nei confronti di qualche blogger politicamente scorretto che aveva osato pubblicare i fotomontaggi della Boldrini nuda. Non hanno aiutato le ultime esternazioni sul ruolo della donna in famiglia e nella pubblicità. La sintesi dei sette mesi della Boldrini? Tanta visibilità, poca popolarità. Un’equazione che è costata cara a diversi presidenti della Camera prima di lei: dalla Pivetti a Fini passando per Bertinotti. Da qui il paradosso che vede la Boldrini, eletta con Sinistra e libertà, costretta a tifare contro il piano del suo leader. Perché se davvero Vendola insiste per il governo di scopo e le elezioni anticipate, la prima a farne le spese potrebbe essere proprio lei. Con il rischio concreto di passare alla storia come una meteora, o peggio, come la Pivetti della sinistra.